Passa al contenuto principale

Tag: operatività

favole_e_filosofia_1.png

La filosofia nella Scuola dell’Infanzia

Costruisci la filosofia della tua sezione con le favole di Esopo e Fedro.

Tratto dalla Guida Draghetto Vol. 2 per la Scuola dell’Infanzia

Il desiderio di conoscere fa parte della natura umana e infatti i bambini pongono tantissime domande, sono “filosofia” allo stato puro. I bambini chiedono, vogliono sapere.

La filosofia è parte del nostro bagaglio culturale e morale da sempre, eppure lo studio specifico della disciplina è riferito agli ultimi anni del percorso scolastico, al liceo e all’università.

Invece, sin da bambini ci poniamo quelle do­mande dell’esistere che hanno caratterizzato il pensiero dei grandi filosofi.

E allora perché non proporre “l’amore per la sapienza” sin dai primi anni di scuola?

Ragionare con i bambini e con le bambine, anche così piccoli, risponde al bisogno di conoscere e ha come obiettivo il porsi delle domande, ma anche il saper rispondere ipotizzando cause, con­seguenze e possibili soluzioni. Tutto questo significa fare filosofia.

LE FAVOLE DI ESOPO E FEDRO

Per rendere la filosofia alla portata dei bambini, una strada percorribile è certamente quella legata alla narrazione, all’ascolto di brani e alle conversazioni di carattere filosofico che ne possono derivare.

Da questo punto di vista, risultano eccellenti le favole, in particolare di Esopo e Fedro, che già di per sé consentono di lavorare sulla simbologia, data dagli animali e dalle rispettive caratteristiche, sugli archetipi (il pigro, il saggio, il laborioso, ecc.), e sulla morale, che è l’insegnamento di ciascuna storia.

Da qui l’idea di lavorare sulle favole di Esopo e Fe­dro e organizzare un percorso laboratoriale per svi­luppare il pensiero critico e il problem solving.

Le favole, inoltre, proprio percché brevi e simboliche, sono già di per sé “filosofia” in quanto il bambino deve riuscire a contrapporre il comportamento degli animali alle rispettive caratteristiche nonché ai “vizi e alle virtù” degli uomini, come direbbe Boccaccio.

Il lavoro sulle favole è dunque un meta-appren­dimento, e sviluppa l’attività di storytelling, partendo da una storia nota, per narrare il proprio vissuto personale.

FIABA O FAVOLA? LA MORALE DELLA STORIA

L’attenzione che si deve porre fin da subito è al linguaggio. Nel proporre un percorso a carattere filosofico ai bambini della Scuola dell’Infanzia, la scelta è caduta su alcune favole di Esopo e di Fedro che potessero far ragionare i bambini sul vivere insieme, sull’ami­cizia, sul senso del dovere e del rispetto.

Per selezionare ulteriormente le tematiche da trattare, sono stati utili i libri I quattro accordi e Il quinto accordo di Miguel Ruiz, un maestro tolteca molto noto in Occidente, che identifica in quattro accordi, quattro capisaldi, la filosofia dell’essere.

Nella rielaborazione proposta ai bambini, si è voluto focalizzare l’attenzione sul provare a riconoscere la propria unicità.

In questa proposta progettuale, l’ascolto attivo consente di imparare ad ascoltare, ponendo l’attenzione a ciò che si dice e non a chi lo dice, e nel provare a suggerire ipotesi e soluzioni.

Inoltre, si impara a darsi la parola reciprocamente, a moderare gli interventi, a valutare e a soppe­sare le parole, dando sin da subito il valore che ciascun termine possiede.

In questo modo, si sviluppa e potenzia lo storytelling, una modalità che ci permette di narrare rispet­tando le regole di una storia: chi è il protagonista, che cosa fa, chi è il suo avversario, che prova deve superare.

La lettura filosofica delle favole consente inoltre la costruzione di un pensiero elaborato e concordato insieme, che è dato dalla morale: un concetto, una definizione, che, se condivisa, diventa norma della comunità.

Del resto, in ogni famiglia esiste una filosofia, che è quella data dalle regole e dalle abitudini che si evolvono e modificano nel tempo, in seguito ai cambiamenti di vita e alle età dei componenti, a signi­ficare che non esiste un’unica verità, ma che anche la verità stessa è data dalla continua ricerca.

Quindi, la proposta degli accordi di Ruiz e delle favole di Esopo e Fedro ha anche come scopo quello di costruire una sorta di filosofia di sezione, le cui regole sono quelle condivise e accettate dai bam­bini componenti quel gruppo.

VUOI COSTRUIRE LA “FILOSOFIA” DELLA TUA SEZIONE?

Favole e Filosofia, allegato alla Guida Didattica Draghetto, propone ai bambini e alle bambine alcune favole di Esopo e Fedro da ascoltare e rielaborare a livello grafico, per avvicinare anche i pic­coli a riflessioni e insegnamenti, così da sviluppare le life skills e imparare a vivere in armonia con se stessi e gli altri.

Le favole proposte sono state riscritte da Sarah Pellizzari Rabolini e sono state oggetto di sviluppo approfondito con i bambini e le bambine di 5 anni nel Progetto “Favole e filosofia”.

Raffaello Formazione ti offre l’opportunità di seguire 5 incontri formativi gratuiti con tre relatori d’eccezione, per approfondire il punto di vista della filosofia, della pedagogia e della didattica nell’applicazione della favola ai bambini.

Clicca per scoprire gli incontri gratuiti di formazione sulle Favole e Filosofia >>

850x300 draghetto formazione

 

Vuoi saperne di più sul progetto Draghetto per la Scuola dell’Infanzia?

Clicca di seguito >>

850x300 draghetto favole

montessori.png

Il valore dell’educazione in natura

10 attività secondo il Metodo Montessori

Del Metodo Montessori si parla molto, ma si dice poco del pensiero di Maria Montessori circa la natura.

Sapevate che già un secolo fa, sosteneva che i bambini trascorrevano troppo poco tempo a contatto con la natura?

Maria Montessori  aveva intuito il legame speciale che esiste tra infanzia e natura, evidenziandone le importanti potenzialità educative e sviluppandone l’applicazione fino al percorso educativo adolescenziale.

Nei suoi scritti, Maria Montessori si sofferma molto sul forte divario che separa la vita naturale e quella sociale dell’uomo civilizzato e soprattutto su quanto questo aspetto condizioni in modo rilevante lo sviluppo infantile e non solo.

Nel capitolo “La natura nell’educazione” contenuto ne “La scoperta del bambino”, scrive:

Nel nostro tempo e nell’ambiente civile della nostra società, i bambini… vivono molto lontani dalla natura ed hanno poche occasioni di entrare in intimo contatto con essa o di averne diretta esperienza”.

Invece, afferma la Montessori, bambine e bambini hanno bisogno di vivere naturalmente, di “vivere” la natura e non soltanto di conoscerla, studiandola o ammirandola.

E non basta introdurre l’igiene infantile, l’educazione fisica, una maggiore esposizione dei bambini e delle bambine all’aria libera, perché “Il fatto più importante risiede proprio nel liberare possibilmente il fanciullo dai legami che lo isolano nella vita artificiale creata dalla convivenza cittadina”.

Ci sono ancora troppi pregiudizi, su tale argomento, perché tutti ci siamo fatti volontariamente prigionieri, e abbiamo finito con l’amare la nostra prigione e trasmetterla ai nostri figlioli. La natura si è a poco a poco ristretta, nella nostra concezione, ai fiorellini che vegetano, e agli animali domestici utili per la nostra nutrizione, pei nostri lavori, o per la nostra difesa. Con ciò anche l’anima nostra si è rattrappita…”.

E prosegue: “La natura, in verità, fa paura alla maggior parte della gente. Si temono l’aria e il sole come nemici mortali. Si teme la brina notturna come un serpente nascosto tra la vegetazione. Si teme la pioggia quasi quanto l’incendio”.

Maria Montessori aveva avuto modo di osservare i bambini e le bambine giocare all’aperto nei giardini froebeliani. Immediatamente si era accorta del loro legame magico con la natura.

Nei giardini froebeliani (idea che poi la Montessori condividerà e porterà nelle sue Case dei bambini), potevano sperimentare in modo diretto il ciclo di vita delle piante, realizzando dei veri e propri orti e, quando possibile, allevando piccoli animali da cortile. Nelle strutture senza spazi adeguati ci si muniva di vasi.

Montessori spiega così che l’educazione nella scuola deve dare al bambino “motivi di attività, e insieme conoscenze che lo interessino” perché “il bambino, che è il più grande osservatore spontaneo della natura, ha indubbiamente bisogno di avere a sua disposizione un materiale su cui agire”.

Gli educatori e le educatrici devono prestare attenzione a non portare i pregiudizi degli adulti anche nelle attività da svolgere in mezzo alla natura. “Ci siamo fatti un’idea troppo simbolica dei fiori: e ci adoperiamo più ad adattare l’attività dei bambini alle nostre idee, che a seguire il bimbo per interpretare i suoi veri gusti e bisogni… Essi desiderano compiere grandi lavori, e mettere in diretto rapporto la loro attività con i prodotti della natura… I bambini sono profondamente contenti di agire, di conoscere, di esplorare, anche indipendentemente dalla bellezza esteriore”.

Parlando di educazione nell’adolescenza, la natura secondo Maria Montessori è fondamentale nel percorso di preparazione ad una vita adulta partecipata e responsabile. Qualsiasi progetto educativo dovrebbe, secondo la pedagogista, coinvolgere l’ambiente naturale in quanto elemento di crescita soprattutto per i valori che la natura trasmette.

Educazione ambientale non significa solo insegnare nozioni sulla natura e sulla salvaguardia dell’ambiente, ma suscitare l’interesse delle ragazze e dei ragazzi verso l’ambiente, fare cioè in modo che si sentano parte di un macrocosmo vivo e pulsante.

Introdurre la natura nell’educazione non deve servire quindi solo a studiarla: l’educazione deve far “vivere la natura” per alimentarne il “sentimento”, al fine di acquisire sin dall’infanzia una coscienza “cosmica” che porti poi, naturalmente, l’individuo adolescente a partecipare attivamente e fattivamente alla vita sociale. Così sarà in grado di contribuire da adulto, alla “elevazione” dell’intera società umana.

Prendersi cura degli animali e delle piante, secondo Maria Montessori, è fonte di grande soddisfazione: sapere che qualcuno ha bisogno di loro e che il loro lavoro produce la vita è un forte incentivo alla responsabilizzazione ma anche allo sviluppo emotivo, alla capacità di immaginare e controllare le emozioni.

L’educazione ambientale è una piccola parte di quella che sarà l’educazione cosmica teorizzata da Maria Montessori. Si può imparare molto dalla natura: la pazienza, la curiosità, i legami tra le cose.

Quali sono le attività più semplici e accattivanti da far svolgere in contesto naturale a bambini e bambine?

Le possibili attività da svolgere nell’ambiente naturale sono numerose e diversificate e possono rientrare all’interno della categoria delle attività di “vita pratica” suggerite dall’approccio montessoriano. 

Passeggiare nel bosco, creare con gli elementi della natura, servirsi di elementi naturali per studiarne le forme e i colori, costruire un terrarium, dipingere con piccoli rametti, arrampicarsi sugli alberi, sono solo alcune delle esperienze che bambine e bambini possono sperimentare in natura.

Di seguito abbiamo raccolto alcune delle attività, ispirate alla pedagogia montessoriana, per educare alla bellezza della natura e scoprirne la magia.

  1. LA MATEMATICA CHE PUOI VEDERE
    Imparare ad osservare la natura in numeri e forme è molto stimolante: si possono contare i petali dei fiori, il numero delle spirali di un girasole, il numero dei semi di una pigna, che potrà poi essere utilizzata per fare le sottrazioni o le addizioni; infine si può individuare la spirale logaritmica in natura (in una conchiglia, nella forma di un uragano e in quella delle galassie…) e scoprire che tutto è magicamente collegato.
  1. LA CACCIA DEI COLORI
    Dopo aver preparato una scheda con alcuni colori, consegnatela ai bambini e alle bambine con un compito speciale: andare a caccia di elementi naturali del colore corrispondente per una caccia al tesoro dedicata alle sfumature del mondo!
  1. IL NOSTRO ORTO
     Vita pratica? Tra le attività più puramente pratiche per raggiungere l’indipendenza il giardinaggio è tra quelle più affascinanti, divertenti ed educative. Creare un piccolo orto da coltivare e curare insieme è un’attività che permette di scoprire molto sui cicli della vita. Piantare semi, vederli germogliare e occuparsene è una grande emozione!
  1. SPERIMENTARE CON L’ACQUA
    Travasi, acqua che scorre, imbuti, cucchiai e bacinelle: i bimbi scoprono il mondo anche giocando con l’acqua, elemento base della vit.
  1. ARRAMPICARSI SUGLI ALBERI
    Ottima per lo sviluppo muscolare e stimolare l’equilibrio. Da fare: accantonare l’apprensione e favorire la fiducia, lasciando bambini e bambine libere di misurarsi con le proprie abilità e con i propri limiti.
  1. RAMOSCELLI PER DIPINGERE
    Si possono creare dei pennelli molto divertenti, con piccoli rami sottili o aghi di pino da legare bene intorno a rametti più rigidi. Quante tipologie di pennello! Quanti effetti diversi da creare! Spazio alla fantasia e all’intuizione.
  1. LA CACCIA AL TESORO CON LE PAROLE
    Niente di meglio di una passeggiata in natura per allenare il linguaggio, la capacità narrativa, il vocabolario e l’espressività: descrivete quello che si osserva, raccontate la storia degli alberi che incontrate, oppure una divertente caccia al tesoro di parole (provate a trovare un determinato fiore, una pianta, un sasso, una foglia…).
  1. IL MEMORY DELLA NATURA
    Munirsi di scatoline con coperchio e raccogliere coppie di piccoli elementi naturali uguali. Dopo aver osservato, si chiudono le scatoline e inizia il gioco! Vince chi accoppia più elementi uguali. Questo gioco aiuta i bambini a sviluppare la capacità di osservazione, di memoria e di riconoscimento.
  1. DISEGNARE CON LA NATURA
    Prima si parte in missione per raccogliere tanti elementi della natura, poi si utilizzano per creare persone, animali, volti o altre figure fantasiose, per favorire l’immaginazione e divertirsi a creare con ciò che la natura ci offre.
  1. LE BOTTIGLIE SENSORIALI
    La missione questa volta sarà raccogliere rametti di piante diverse e inserirli in bottiglie e riempite d’acqua insieme a glitter colorati. Questo lavoro insegna a riconoscere le diverse piante divertendosi poi a scuotere le bottiglie per vedere lo scintillio del glitter intorno ai rametti.
montessori-day-articolo.png

Montessori Day

Leggi l’approfondimento e scarica l’attività

“Quando la mano si perfeziona in un lavoro scelto spontaneamente, e nasce la volontà di riuscire, di superare un ostacolo, la coscienza si arricchisce di qualcosa di ben diverso da una semplice cognizione: è la coscienza del proprio valore.”

Maria Montessori

Il 31 agosto 1870 nasceva Maria Tecla Artemisia Montessori a Chiaravalle, grande pedagogista che divenne famosissima nel mondo grazie al famoso metodo educativo per bambine e bambini che prese il suo nome, ovvero il “Metodo Montessori”. Per festeggiare questo giorno speciale, per te un approfondimento dalla Guida Didattica per la Scuola dell’Infanzia “Educare Imparare Crescere” (2019). Inoltre, in fondo, un’attività speciale da scaricare e proporre alla tua sezione dopo il rientro a scuola.
Buona lettura!

Il metodo Montessori è uno dei metodi più famosi della pedagogia contemporanea, affonda le sue radici in un’Italia a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e deve la vita al lavoro instancabile e pieno di entusiasmo di una giovane e appassionata dottoressa.

Maria Montessori (1870-1952) iniziò la sua carriera da medico, lavorando a Roma nelle cliniche che si occupavano di educare e sostenere lo sviluppo di bambini ortofrenici, ossia bambini con disturbi di deficienza mentale congenita o acquisita, per poi approdare all’apertura di scuole chiamate “Case dei bambini”. Da quella prima esperienza molti furono gli aggiustamenti, le rivisitazioni, le innovazioni e i miglioramenti, ma i princìpi che Maria Montessori individuò inizialmente rimasero immutati e possono essere sintetizzati così:

  • i bambini sono guidati da periodi sensitivi, istinti guida che permettono loro, in situazione di libertà, di scegliere le attività, le esperienze e i materiali che hanno lo scopo di far acquisire al bambino le abilità psico-fisiche necessarie per accedere ai gradini evolutivi successivi;
  • per poter sperimentare in maniera efficace i periodi sensitivi è necessario che gli insegnanti preparino un setting educativo che sostenga e stimoli il bambino in autonomia e sicurezza;
  • l’ambiente gioca un ruolo centrale e deve essere studiato nei minimi dettagli, con estrema attenzione agli arredamenti, ai colori, ai materiali, alla proporzionalità degli strumenti, alla disposizione degli oggetti e al significato pedagogico che ciascuno riveste;
  • l’insegnante ha il ruolo di sostenere i bambini accompagnandoli nei singoli processi di maturazione. Maria Montessori vedeva l’insegnante come un angelo custode che protegge il bambino, che aiuta senza anticipare, che funge da ponte con il materiale presente, che accompagna con umiltà e rispetto.

Se tutti questi princìpi verranno attentamente corrisposti nella pratica educativa quotidiana, i benefici che i bambini ne otterranno saranno numerosi e stupefacenti. I bambini saranno rilassati, profondamente appagati perché in contatto profondo con i loro bisogni evolutivi, tolleranti perché abituati a muoversi e vivere all’interno di una comunità, autonomi perché affiancati nel processo di conquista della cura del sé e dell’ambiente circostante, liberi nel pensiero e nello spirito e in armonia con il mondo circostante fatto di relazioni e incontri.

E ora… dalla teoria alla pratica!
Scarica l’attività dedicata al Metodo Montessori (dalla Guida “Didattica per competenze” 2018).

attivita-estive-infanzia.png

Quattro attività da fare in giardino

Idee per un’Estate da spasso

Cosa fare con le bambine e i bambini della Scuola dell’Infanzia d’estate?
Per te quattro attività pratiche da fare tutti insieme in giardino!

“Dalla teoria alla pratica”: attività didattiche tratte dalla Guida Didattica “Momenti per Crescere” Vol.1.

1) SFONDO INTEGRATORE: Lo sfondo integratore può essere considerato un facilitatore dell’apprendimento attraverso la strutturazione di situazioni motivanti. È un contenitore di percorsi didattici finalizzati alla costruzione di un contesto condiviso da tutti i bambini, che ha la capacità di ampliare le risorse dell’azione educativa. Limita e precisa il percorso educativo; inoltre, dà senso di continuità alle attività didattiche, che altrimenti potrebbero sembrare sconnesse.

Attività: Proponiamo un nuovo incontro con il nostro personaggio-guida, il Signor Contadino: organizziamo un picnic durante il quale scopriamo il mondo dell’orto, assaggiamo i suoi prodotti e ci trasformiamo anche noi in piccoli contadini. Per concludere disegniamo ciò che il Signor Contadino ci ha fatto assaggiare: pomodorini e fragole. (AVVISO: far firmare ai genitori il consenso all’assaggio così da essere informati e prevenire eventuali rischi legati ad allergie.)

2) DIDATTICA LABORATORIALE: La didattica laboratoriale prevede una partecipazione attiva di tutti i bambini al processo di apprendimento, valorizzando le diverse abilità e competenze sociali. È una metodologia che favorisce l’inclusione. Prevede la costruzione di contesti efficaci dal punto di vista relazionale, poiché questi particolari contesti d’apprendimento – i laboratori – sono luoghi in cui il prodotto finale deve essere fortemente motivante e la situazione formativa deve essere operativa e partecipativa per tutti.

Attività: Proponiamo, in una giornata calda, di giocare con i colori e l’arte in maniera insolita. Creiamo in giardino un laboratorio di pittura, dove con acqua e tempere i bambini creano il loro colore, riempiono le pistole ad acqua e poi sparano il colore su fogli bianchi appesi a parete.

3) STREAM: Le STREAM rappresentano un approccio scientifico alla conoscenza del mondo esterno e, rispetto alle STEAM, includono anche la lettura tra le discipline da considerare, poiché questa è un elemento che sviluppa il senso critico, che concorre al pieno sviluppo di ogni bambino. Lettura e scrittura, anche attraverso l’ascolto nel caso dei più piccoli, sono fondamenti della comunicazione in qualsiasi contesto.

Attività: Portiamo in giardino una bacinella con acqua e alcuni girini per poterli osservare da un punto di vista scientifico, proponiamo di ridisegnarli e impariamo una filastrocca che metta in risalto le loro caratteristiche, da recitare mentre li osserviamo.

4) CODING: Il coding è una metodologia che sottende un processo logico-creativo con metodi e strategie specifiche della tecnologia volti alla soluzione di problemi complessi. È una metodologia didattica per educare al pensiero computazionale, che serve a risolvere situazioni e problemi complessi in maniera innovativa, e può essere utilizzato come approccio metodologico in modo trasversale, quindi in ogni progettazione educativa.

Attività: Realizziamo con materiale riciclato un’ape che guiderà i bambini in diversi percorsi. Giochiamo così in giardino a spostarci secondo le indicazioni della nostra amica (ad esempio: quattro passi a destra, tre passi in avanti, due passi indietro, cinque passi a sinistra, ecc.). Possiamo costruire anche un vero e proprio percorso con un arrivo. (Per i bambini che hanno difficoltà nella lateralizzazione e per i più piccolini, è opportuno legare un fiocco blu al polso destro e un fiocco rosso al polso sinistro.)

la_gru_9.png

Gestire l’intervallo

Idee e suggerimenti per le prime settimane di scuola

Accoglienza terza parte. Gestire l’intervallo

Una delle problematiche principali che dovremo affrontare in questo anno difficile sarà la gestione dell’intervallo. Ecco un elenco di attività e suggerimenti pratici da utilizzare per rendere gli intervalli un momento idoneo a scaricare la tensione e a divertirsi, rispettando le regole di in sicurezza che il momento ci impone. Tenendo sempre bene a mente la necessità di aerare bene e frequentemente il locale con l’apertura delle finestre.

Gestire l’intervallo: divertiamoci sul posto

Consiglio: far portare ai bambini un sacchettino nel quale inserire i “resti” della merenda (contenitori di succo vuoti, cellophane delle merendine, bucce di frutta…) onde evitare che si assembrino intorno al cestino dei rifiuti.

IL DIRETTORE D’ORCHESTRA

Dopo aver consumato la merenda e aver risposto in cartella il sacchettino dei rifiuti, i bambini si alzeranno in piedi, sistemeranno la sedia sotto il tavolino e si posizioneranno a desta del banco. Inizia la maestra proponendo una serie di gesti diversi che gli alunni dovranno imitare. I gesti potranno essere più statici ( movimenti di braccia, occhi, testa, mani, naso…) o più dinamici (saltelli sul posto, saltelli su un piede, battute di mani, battute di piedi, trotto, corsa sul posto…). La maestra lascerà quindi il posto ad un bambino e questi, a turno, chiamerà un altro compagno e così via. L’unica regola da seguire: si alterna una femmina con un maschio.

GIACOMINO ALL’INCONTRARIO

Dopo aver consumato la merenda e aver risposto in cartella il sacchettino dei rifiuti, i bambini si alzeranno in piedi, sistemeranno la sedia a desta del banco posizionandosi davanti. Inizia la maestra. I comandi devono essere eseguiti all’incontrario:

– Giacomino sale sulla sedia
– Giacomino scende dalla sedia
– Giacomino si siede
– Giacomino si alza
– Giacomino si mette a destra
– Ecc

Chi sbaglia si siede. La maestra lascerà quindi il posto ad un bambino e questi, a turno, chiamerà un altro compagno e così via. L’unica regola da seguire: si alterna una femmina con un maschio.

BALLANDO SI PUÒ

Dopo aver consumato la merenda e aver risposto in cartella il sacchettino dei rifiuti, i bambini si alzeranno in piedi, sistemeranno la sedia sotto il tavolino e si posizioneranno davanti al banco. La maestra mette alla LIM, laddove possibile, coreografie da copiare. Ecco alcuni link:

https://www.youtube.com/watch?v=0yBrWDS3N6M&t=76s

https://www.youtube.com/watch?v=aogNWORL_j0&t=5s

https://www.youtube.com/watch?v=BvbKOmlh2TA

LA STORIA DI TUTTI

Dopo aver consumato la merenda e aver risposto in cartella il sacchettino dei rifiuti, i bambini si alzeranno in piedi, sistemeranno la sedia sotto il tavolino e si posizionerano davanti al banco. Inizia la storia la maestra. “C’era una volta una bambina che camminava vicino a un lago…”

Mentre narra la maestra cammina, compie gesti, produce suoni e interpreta col viso sempre rimanendo sul posto. Chiama quindi un/una bambino/a, questi si volta verso i compagni e prosegue la storia, sempre accompagnandola con gesti, suoni e movimenti sul posto. Quando si interrompe, torna a voltarsi verso la maestra chiamando un nuovo compagno che a sua volta si volta verso i compagni e prosegue la storia, sempre accompagnandola con gesti, suoni e movimenti sul posto. L’ultimo bambino rimasto ha il compito di trovare un finale alla storia.

la_gru_8.png

Primi giorni di scuola: emozioni e attività manuali

Suggerimenti di Flavia Franco

In questo articolo vi propongo altri suggerimenti per affrontare al meglio le prime prime settimane di scuola.

Ho pensato di creare un elenco di attività pratiche da utilizzare in classe in questo periodo che sarà sicuramente complesso.

 

1. Le palette delle emozioni

Siccome il problema principale sarà l’impossibilità del contatto fisico, potremo creare delle palette “emozionali” che i bambini potranno utilizzare per comunicare le loro sensazioni, i loro bisogni affettivi o i loro desideri di amicizia.

 Paletta colorata 1Paletta colorata 2Paletta colorata 3

Palette doppie per abbracci, per stare in fila, per ballare….

Paletta colorata 4Paletta colorata 5

 

Basterà che dicano il nome del compagno cui il gesto è diretto e voilà…. il destinatario riceverà l’abbraccio, la stretta di mano, il saluto, pur restando seduto al banco
Lo stesso farà la maestra con i bambini.

E virtualmente si potrà continuare a far circolare il calore del volersi bene.

 

2. la scatolina per la tempera

L’intervallo rappresenterà sicuramente un momento difficile. Ecco alcune proposte, utili a gestire la situazione ricordandoci sempre della necessità di aerare bene e frequentemente il locale con l’apertura delle finestre.

1) far portare ai bambini un sacchettino nel quale inserire i “resti” della merenda

(contenitori di succo vuoti, cellophane delle merendine, bucce di frutta…) onde evitare che si assembrino intorno al cestino dei rifiuti

2) Far costruire una scatolina per temperare le matite:

temperamatite

 

Ecco un template da scaricare e far realizzare:

matita scatola bn

Scarica

 

3) Far costruire mascherine finte divertenti da utilizzare per costruire storie o manifestare emozioni (senza usarle, naturalmente!)

mascherina 1

mascherina 2

 

Ecco un template da scaricare e far realizzare:

mascherina bn

Scarica

Buon lavoro a tutti voi!

copertina-articolo-blog.jpg

Attività e suggerimenti per l’accoglienza e i primi giorni di scuola

Stiliamo insieme il regolamento di classe

Inutile ripetere che quest’anno sarà complesso. Inutile ripetere che stiamo navigando a vista. Inutile farci prendere dall’ansia. Questa prova difficile ci tocca e vedremo di assolverla nel migliore dei modi, come sempre.
Ho pensato di creare un elenco di attività e suggerimenti pratici da utilizzare nei i primi giorni, che saranno sicuramente “tosti”.

1. Il sentimento dominante.
L’urgenza principale per i nostri alunni, e non solo per loro, sarà quella di parlare di emozioni.

Appena entrati in classe ci sarà un certo smarrimento.
Dopo i saluti di rito, ogni alunno sarà chiamato a narrare ( o a scrivere) le azioni che ha compiuto da quando è sveglio, affiancando ad ogni azione l’emozione provata in quel momento.
Esempi:

È suonata la sveglia e ho aperto gli occhi: AGITAZIONE

Ho mangiato colazione: STOMACO CHIUSO

Sono salita in macchina: FELICITA’

Ho visto un assembramento davanti alla scuola: PAURA

L’’insegnante raccoglierà in una tabella le emozioni provate dagli alunni, ogni emozione sarà accompagnata dalla CAUSA che l’ha generata.

Parlerà quindi delle proprie emozioni, le condividerà con loro spiegando che è normale nei momenti di difficoltà provare certe sensazioni che vanno accolte e che non devono spaventare.
Trasmettendo positività, rassicurerà gli alunni facendo percepire loro che è tutto sotto controllo.

 

2. Le regole
Conversazione:

Che cosa so del Covid?

L’INSEGNANTE registrerà sulla lavagna o sulla LIM le risposte degli alunni.
Al termine le riprenderà una per una, aiutando gli alunni a distinguere tra misconoscenze, ed informazioni reali, tra informazioni e opinioni.

Quali sono i comportamenti che devo osservare?

L’insegnante registrerà sulla lavagna o sulla LIM le risposte degli alunni, suddividendole in due finche:

FACILI DA RISPETTARE   – DIFFICILI DA RISPETTARE

Al termine gli alunni estrapoleranno le regole essenziali e creeranno.

– Quali sono le conseguenze per il mancato rispetto delle regole?

L’insegnante registrerà sulla lavagna o sulla LIM le risposte degli alunni, suddividendole in due finche:

CONSEGUENZE A SCUOLA   – CONSEGUENZE A CASA

 

Che cosa posso fare io? Che cosa possiamo fare noi?

Al termine dell’attività  verrà stilato il REGOLAMENTO DELLA CLASSE:

“Noi, alunni della …B, consapevoli della necessità di contribuire alla salvaguardia della salute di tutti, stabiliamo le seguenti regole:

…………….

……………..

……………….

E ci impegniamo a rispettarle

Il regolamento può essere tradotto in immagini. Ecco un esempio cui ispirarsi, che, se volete, potete scaricare di seguito.

7 regole per star bene a scuola

Scarica

 

3. I saluti

L’insegnante propone la seguente discussione:

“Visto che per il momento non possiamo salutarci come abbiamo sempre fatto, proviamo a inventare nuove modalità di saluto che siano idonee alla situazione che stiamo vivendo.

Ogni bambino immagina, propone, disegna un nuovo modo di salutarsi.
L’insegnante riassume alla lavagna o alla LIM le proposte.
Al termine viene proposto un riassunto visivo.

Ecco un esempio cui ispirarsi, che, se volete, potete scaricare di seguito.

saluti

Scarica

 

Un felice inizio a tutti!

tempo-di-valutazioni.jpg

Tempo di valutazione, tempo di fatica

In questi giorni siamo alle prese con le valutazioni del primo quadrimestre. Un momento che si ripete due volte l’anno ma che per  le maestre continua a connotarsi come un tempo di fatica, di confronti continui, di dubbi, di frustrazione.

È uno stato d’animo comune, che investe tutte le latitudini. Grazie all’attività di formazione che svolgo per il gruppo Raffaello incontro centinaia di insegnanti in giro per l’Italia e per ognuna di loro la domanda è sempre la stessa:

Come si fa a comprimere un bambino dentro ad un numero?

Mai come oggi l’interrogativo si pone con grande forza. Chissà perché ci viene facile pensare che i bambini di un tempo fossero più “simili” tra di loro. Forse era effettivamente così, le realtà di vita si assomigliavano di più e, forse, anche le famiglie trasmettevano regole più simili a bambini che a scuola mantenevano atteggiamenti più “omologati”. Non con questo che valutare fosse semplice, poiché non lo è mai.

Ma oggi la situazione si presenta di una complessità enorme: bambini tutti diversi, stili educativi diversi, modalità di apprendimento diverse, progressi diversi, famiglie diverse, stimoli diversi, provenienze culturali diverse…

E quindi?

Uno degli strumenti che utilizzo da sempre nella mia didattica è l’AUTOVALUTAZIONE. Un percorso che porta grandi  vantaggi. Mediante l’autovalutazione il bambino prende consapevolezza del proprio apprendimento, fa il consuntivo dei progressi , ne diventa orgoglioso e, rafforzando l’autostima, accresce la motivazione, il motore di tutti i progressi a scuola  e non solo. Se si manifestano dei punti di debolezza, ne prende coscienza e si predispone a superarli.

È stato bello trasferire questa scelta didattica nel sussidiario dei linguaggi IL CERCHIO DEI LETTORI di cui sono autrice.

il cerchio dei lettori 4

 

Le occasioni legate all’AUTOVALUTAZIONE sono molteplici. Qui trovate alcuni esempi:

il cerchio dei lettori 4 pag 84 il cerchio dei lettori 4 pag 85 il cerchio dei lettori 4 pag 86

Presenti anche nel percorso della GRAMMATICA RAF

leggi e vai grammatica raf pag 67

Inoltre, per discutere di VALUTAZIONE E VOTI con gli alunni, può essere utile attivare il POTERE DEL CERCHIO, una metodologia che nel testo viene guidata passo passo.

TEMA DI DISCUSSIONE. Prova di lettura ad alta voce.
SITUAZIONE: D.  è stato bravo ma, rispetto alla solita lettura fluente, si è inciampato più volte e ha anche confuso qualche parola. Riceve come valutazione un 8.
S. è una bambina non italofona. Ha imparato a leggere al’inizio di terza. La sua lettura migliora ogni giorno. Riceve come valutazione un 8.
D. piange, S. ha un sorriso luminoso.

Dove sta il problema? Non hanno avuto entrambi la stessa valutazione?

CONSIDERAZIONI che si possono fare con i bambini al termine del confronto:
”Il voto è un numero che non vuol dire nulla. E’ soggettivo, infatti S. ride e D. piange. Inoltre dipende da molti fattori. Ad esempio ci sono insegnanti che non danno 10 perché ritengono che sia troppo e quindi al massimo danno 8 o 9. Per questi insegnanti un 8 o un 9 vuole dire 10. Se un bambino passa da una maestra che per un compito esatto o per un’interrogazione ottima dà 10 a un’altra ( o a un professore) che al massimo dà 8 vuol dire forse che il bambino è diventato meno bravo? O semplicemente è cambiato il punto di vista? Ci sono bambini che faticano tantissimo e quindi un piccolo progresso va tantissimo premiato. Ci sono bambini cui riesce tutto facile quindi da questi le maestre a volte pretendono di più.

Quindi…

Non bisogna dare troppa importanza al voto poiché dipende da moltissimi fattori. La cosa che conta è studiare, impegnarsi facendo del proprio meglio per migliorare se stessi e le proprie conoscenze. PER DIVENTARE PERSONE MIGLIORI. E pazienza se qualche volta i voti si abbassano! Non siamo robot , a volte siamo stanchi, a volte distratti, a volte semplicemente attraversiamo un periodo faticoso e dobbiamo perdonarci.

C’è tutto il tempo per riprendere a volare …

 

Scopri la forza dell’autovalutazione nel nuovo Sussidiario Il Cerchio dei Lettori

900x470 cerchio lettori