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Tag: lettura

Accoglienza dalla A alla Z

#backtoschool
Il primo impatto che i bambini e le bambine di classe prima hanno con l’ambiente e le persone della Scuola Primaria è di estrema importanza. Nella nostra esperienza di insegnanti, salutando le classi quinte, molti alunni e alunne ci riportano il ricordo di quell’istante magico, di quel contatto tutto speciale.

Per questo motivo è opportuno preparare se stessi e l’ambiente sotto ogni punto di vista.

La prima raccomandazione è di non rimanere vittima dell’effetto Pigmalione, quello che, attraverso anticipazioni di vario genere (schede informative di passaggio dalla Scuola dell’Infanzia, conoscenza dei genitori, pregresso di fratelli o sorelle avuti in classe prima dei nuovi arrivati…) crea in noi un’aspettativa, positiva o negativa, sul bambino o sulla bambina che accogliamo. Questa inclinazione tenderà inevitabilmente, come molti studi hanno dimostrato, a essere confermata dalle nostre osservazioni e dalla nostra lettura dei primi risultati scolastici dell’alunno o dell’alunna in questione, portandoci addirittura a distorcere le evidenze raccolte. Sarebbe consigliabile, quindi, limitarsi a conoscere preventivamente i loro nomi, consultando gli elenchi, e ad accoglierli con gioia e pazienza per come sono e si presenteranno (salvo che per l’accoglienza di bambini o bambine che hanno bisogno di cautele o accortezze particolari, rispetto ai quali o alle quali ci giungono precise segnalazioni da esperti o colleghi).

Oltre alla preparazione di noi stessi, come in un’attività liberatoria di mindfulness che ci dà la carica necessaria per affrontare l’avvio con tante persone nuove, è altrettanto importante predisporre l’ambiente. Bastano alcuni elementi per dare un tocco particolare all’aula. Lasciando a ogni team docente la decisione rispetto alla sistemazione dei banchi (singoli, a piccole file, a isole, a ferro di cavallo), che comunque costituisce una caratteristica di grande peso rispetto alla formazione del gruppo classe, all’interazione positiva tra pari e alla rassicurazione di chi si sentirà più “sperduto”, il decoro dello spazio comune aggiunge una nota di sorpresa e di piacere per chi entra a scuola per la prima volta.

Per connotare l’aula, è opportuno che gli elementi scelti diano voce alla tendenza al fantastico proprio dell’età e contemporaneamente testimonino la cura nell’accoglienza della nuova classe. Per questo motivo, il consiglio è di affiggere alla porta d’ingresso o alle pareti alcune decorazioni a tema.

Ecco alcuni consigli e attività realizzate a partire dai testi scolastici di Verdeprato e Formula Magica!

Il progetto Verdeprato fornisce all’insegnante che lo adotta dei materiali che immergono da subito i bambini e le bambine in una situazione d’apprendimento divertente e inclusiva: si parte alla scoperta della storia di Verdeprato!

Scopri Verdeprato con l’articolo dedicato!

Il progetto di Formula Magica fornisce all’insegnante che lo adotta tanti materiali, che immergono da subito i bambini e le bambine in un ambiente d’apprendimento coinvolgente e divertente: la Scuola di magia! Scopri i consigli di Roberto Morgese.

E per le altre classi?
È altrettanto importante accogliere non solo le classi prime, ma anche tutte la altre classi di scuola primaria: scopri la pillola di didattica di Roberto Morgese!

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Un libro, tanti cuori – Chi è e cosa fa il redattore di una casa editrice?

“Un libro, tanti cuori” è una rubrica di interviste che ci accompagna scoprire quali cuori battono dietro ai libri.

La puntata di oggi vede protagonista Emanuele Ramini, redattore del Gruppo Editoriale Raffaello

Ciao Emanuele, puoi raccontarci qual è il tuo ruolo nella vita di un libro?

Ciao a tutti! Direi che ogni volta che esce un libro mi sento un po’ papà. Come un bambino piccolo, un libro che nasce ha bisogno di cure continue: deve essere nutrito, vestito, curato… E se quello del papà è il compito più bello del mondo, anche il mio lavoro mi coinvolge da tutti i punti di vista, emotivamente e professionalmente.

Bella la metafora. Che cosa succede dal momento in cui un manoscritto arriva sulla tua scrivania?

In realtà quando un manoscritto arriva sulla mia scrivania siamo già un bel pezzo avanti. Il difficile viene prima, quando si deve scegliere il libro da pubblicare, una scelta che si fa in base alle direttive ministeriali e didattiche, alle tendenze del momento, ai gusti dei ragazzi, alle mode, alle vendite dei libri degli anni precedenti, alle intuizioni, alla selezione delle tante proposte che ci arrivano e ci incuriosiscono… Questo lavoro, che si svolge in stretto rapporto con le direttrici editoriali e in collaborazione con l’ufficio commerciale, dura spesso dei mesi. Individuato il tema, esso viene proposto a un autore che si ritiene idoneo e si aspetta di leggere la proposta.

Quando appunto arriva il manoscritto sulla scrivania (dopo alcuni mesi necessari per la scrittura), si passa alla lavorazione concreta del testo. Si parte dal menabò, o “timone”, che in ambito editoriale, rappresenta lo scheletro del libro: un foglio con tante caselle che rappresentano tutte le pagine del libro, ogni casella corrisponde a una pagina, alcune più importanti sono evidenziate con colori diversi. Per ottimizzare al meglio i tempi di lavoro, adottiamo dei moduli con previsioni di tempistiche da rispettare e annotazioni critiche sul prodotto.

In effetti ci hai fatto riflettere sul momento determinante della scelta dei testi da pubblicare. È vero, da fuori non si pensa mai a questa fase, la scelta non deve essere facile. Poi?

Generalmente il ciclo produttivo di un singolo testo di narrativa copre un periodo di 5/6 mesi; in questo semestre si verifica un continuo lavoro di scambio tra me e il laboratorio grafico. Dopo aver effettuato una prima lettura e revisione del testo, lo passo infatti al grafico di riferimento, il quale realizza una prima impaginazione o “bozza” del libro: lo arricchisce creativamente, aggiunge box colorati, cornici, titoli, il formato della pagina giusta, il numero di pagine esatte e… gli “ingombri” (gli spazi) per i disegni. Fatto questo, mi torna la prima bozza, apporto le necessarie correzioni e inserisco le descrizioni da inviare al disegnatore scelto per illustrare il testo. Questo scambio di bozze con i grafici continua fino a quando si ritiene che il prodotto sia pronto per essere stampato. Insomma, per semplificare: io e gli altri della redazione ci occupiamo del contenuto del libro, i miei colleghi grafici si occupano della sua piacevolezza e bellezza estetica. Voglio solo dire che per cura del contenuto non mi riferisco solo alla correzione degli errori ortografici, ai “refusi”, ma al linguaggio usato dall’autore a 360 gradi. Se troppo difficile si può intervenire alleggerendolo o inserendo dei box ai lati della pagina che spieghino i termini complessi o semplificandolo con termini familiari che non scoraggino il giovane lettore. Non è neanche giusta un’eccessiva semplificazione del testo, vanno invece presentati termini o espressioni “nuove” per il giovane lettore, così da rendere il linguaggio non sciatto e banale. In alcuni testi, quelli più rivolti al mondo della scuola, vengono inserite schede didattiche e approfondimenti, curati da esperti del settore. Lo scopo di queste pagine è quello di aiutare chi legge a interiorizzare il contenuto, abbinare il momento di svago e di piacere della lettura al potenziamento della sua personalità.

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Quante cose… Tempo fa abbiamo intervistato in questa rubrica una illustratrice. Tu cosa ci dici dei disegni?  

Durante la lavorazione del libro vengono via via inserite le matite, ovvero le illustrazioni, chiamate in questo modo perché sono ancora poco più che schizzi in bianco e nero. Se le matite sono pertinenti al testo si può procedere alla fase successiva, ovvero al colore. In un libro per bambini, la scelta dell’illustrazione è importante quasi quanto il contenuto. Anche per la scelta delle illustrazioni i punti di riferimento sono l’età dei lettori e il genere del libro. Esistono, nel panorama internazionale, tantissimi stili diversi: acquarelli, pastelli, tempere, collage… chi lavora al computer, chi lavora a mano. Inoltre, ogni illustratore ha un proprio stile: chi semplice, con toni caldi, morbidi e lineari, adatti di solito per le fiabe e per le prime letture; chi invece utilizza dei colori più vivaci e con forti marcature, abbastanza dettagliate, con stili vicini al fumetto, di solito preferibili per i ragazzi un po’ più grandi (dai 10-11 anni in poi). Ci sono inoltre disegnatori specializzati che si occupano delle collane a sfondo storico, in questo caso i disegni non sono frutto della fantasia del disegnatore, ma documentati nei dettagli (abbigliamento, copricapi, armature, abitazioni, capanne, villaggi, luoghi sacri, templi, chiese…). Un testo di avventura deve avere dei disegni colorati con tonalità intense, in modo da rimarcare l’atmosfera che aleggia nel libro. Se consideriamo invece un libro per bambini davvero piccoli (5/6 anni), si farà attenzione a rintracciare disegnatori con tratti morbidi, in genere tondeggianti, e dalle tonalità cromatiche leggere.

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Una curiosità, tutti i vostri libri sono scritti con lo stesso carattere del computer?

Per le prime letture, quindi fino ai 6 anni, il testo è maiuscolo e la dimensione del carattere è molto grande, tra 16 e 18 punti, in modo da essere ben leggibile e non mettere in difficoltà il bambino; stessa cosa vale per l’interlinea: una buona spaziatura facilita la lettura. Anche il colore del testo è importante: nel racconto domina il nero, ma non si escludono parole ed espressioni con colori e caratteri diversi usati di solito per le parole onomatopeiche o altre espressioni particolari, in modo da rendere la lettura più dinamica e vivace. Via via che si sale con l’età del lettore, via via si rimpiccolisce il carattere e l’interlinea usati

Non abbiamo parlato della copertina.

La copertina è fondamentale. Si dice che “l’abito non fa il monaco”, ma nel caso del libro, non potendo conoscere il contenuto, è una bella copertina che invita alla lettura o meno. In primis, il titolo: con pochissime parole, deve incuriosire e attirare l’attenzione del lettore. Spesso inseriamo un sottotitolo che riveli, con una frase, l’essenza del racconto. La scelta dell’illustrazione di copertina è importante quanto la scelta del titolo. Deve essere accattivante, rivelare qualcosa ma non troppo, in genere con personaggi che guardano il lettore, non di spalle. Fondamentale anche il retro del libro, la cosiddetta quarta di copertina. Nei libri per ragazzi, ma non solo, questa parte solitamente si compone di elementi fissi: un brevissimo riassunto (sinossi), in cui si accenna solamente, si crea suspense e curiosità; il messaggio che si vuole trasmettere ai giovani (metatesto): “Attraverso una storia divertente e coinvolgente scopriamo che…”. Qualche riga dedicata all’autore: aspetti insoliti e curiosi su chi ha scritto il libro.

È difficile il tuo lavoro? Quali sono i problemi maggiori che incontri?

Difficilissimo, ahahah. No, scherzo. Non so se quello del redattore sia un lavoro difficile, di sicuro è un lavoro molto molto bello, ogni giorno differente. Soprattutto ho la fortuna di parlare quotidianamente con i migliori scrittori per ragazzi a livello nazionale e questo è un sicuro arricchimento. Il dialogo e il confronto con gli autori è una sicura risorsa. 

Le difficoltà sono soprattutto quelle di dover innovare più possibile, sia nei contenuti, sia nella grafica, e non è molto facile visto che si tratta pur sempre di libri cartacei…

Scusaci ma qui non possiamo non chiederti un parere sui nuovi formati, i tablet, gli ebook ecc. Stanno penalizzando il prodotto libro cartaceo?

Direi di no. Più giusto dire che negli ultimi anni il “prodotto libro” sta cambiando veste: al prodotto cartaceo si aggiungono presentazioni video, audioletture per i bambini con difficoltà, brani musicali o giochi da inserire online per divertirsi con i protagonisti dei libri, brani in lingua per stranieri, siti appositi con ampliamenti del testo… Insomma, noi siamo dell’idea che il libro sia un prodotto oggi più completo di ieri, questo grazie alle nuove tecnologie.

E quale aspetto invece ti piace di più del tuo essere redattore?

A me piace molto lavorare sui testi classici. Mi piacciono tutti, italiani e stranieri, anche perché magari da anni non li avevo riletti. Dalle fiabe di Esopo, a Alice nel Paese delle Meraviglie, Peter Pan, I ragazzi della Via Paal, Il Libro Cuore, Moby Dick, Salgari ecc ecc. Ogni volta che devo lavorare a un classico mi sembra di tornare ai tempi della scuola e non mi pesa. Oltretutto sono convinto che le fiabe siano determinanti per una corretta crescita emotiva sin da piccolissimi.

Che cosa vorresti che i bambini dicessero o pensassero mentre sfogliano uno dei “tuoi” libri?

Innanzitutto, mi piacerebbe che i bambini si innamorassero della lettura, così da sviluppare la propria fantasia. Uno dei miei sogni è contribuire a far sì che i bambini, nostri lettori, diventino cittadini responsabili di domani. Per questo una tematica, per noi importantissima, è legata alla cittadinanza: l’educazione ambientale, stradale, le storie sulla nostra storia, sulla Costituzione, i nostri diritti e doveri, e così via. I romanzi da noi pubblicati di cui sono più orgoglioso sono quelli sugli eroi che hanno combattuto contro la mafia, sui grandi uomini e le grandi donne di tutti i tempi, sull’importanza della donazione di sangue, sulla lotta al bullismo e il dovere di rispettare le leggi. Gli studenti arrivano alle superiori completamente a digiuno su certi temi e a volte non sanno neppure comprendere che cosa significa democrazia, monarchia, dittatura, ovvero non conoscono le varie forme di governo. Nostro impegno è farli crescere anche come cittadini, grazie a delle letture non solo belle ma anche istruttive.

A che livello è la scrittura e la lettura oggi in Italia?

A giudicare dalle decine e decine di proposte di pubblicazioni che riceviamo a settimana, direi che in Italia tutti scrivono! Almeno, scrivono per bambini e ragazzi. Come detto sopra, non direi che gli apparecchi multimediali hanno penalizzato il settore: d’altra parte è scrittura pure quella dei messaggini telefonici e quella dei social. Logicamente l’arte letteraria è un’altra cosa e non tutti possiedono talento. I libri dello Scrittore con la S maiuscola non sono solo passatempi, che passano di moda, ma cambiano la vita di chi li legge. Noi facciamo al meglio il nostro lavoro se riusciamo a scovare, tra le proposte, i libri che appunto “resistono” nel tempo.

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Grazie mille Emanuele per le tante cose che ci hai detto.

Grazie a voi e… buona lettura a tutti!

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Il dono del sangue e i giovani

Niente funziona meglio delle storie per trasmettere e far sedimentare certi valori

Il dono del sangue come visione solidale. Il dono del sangue come benessere per chi compie il gesto. Il dono del sangue come consapevolezza di vivere in una comunità. Sono solo alcune delle mille accezioni per cui è giusto donare il sangue e promuovere il dono. Ma affinché la sensibilizzazione e le forme di promozione abbiano successo nel lungo periodo e possano sedimentare in ciascuno di noi, è molto importante che i primi approcci tra il dono e i membri della comunità avvengano sin dai tempi della scuola.

Subentra un ricordo personale. Mi sembra ancora fosse ieri quando alla fine degli anni ottanta, a 12 anni, frequentando la seconda media (che oggi si chiamerebbe scuola secondaria di primo grado) con il resto della classe andai nell’ala trasfusionale dell’ospedale della mia città, Martina Franca in Puglia, per svolgere delle analisi rituali del sangue. Fu un giorno teso ma intenso, perché sulle prime subentrò la paura dell’ago, un timore presto superato dal desiderio, tra noi maschietti così giovani e già vogliosi di essere uomini veri, di mostrarci coraggiosi e impavidi verso il dolore. Un dolore, invero, davvero trascurabile. Ci vollero pochi minuti per riempire la sacca di sangue, per premere giusto qualche secondo il cotone col disinfettante sul minuscolo forellino lasciato dall’ago e addentare un cornetto alla crema sorseggiando un succo di frutta.

Fatto, battesimo del fuoco.

Un’esperienza forte allietata dall’idea che poi tutti noi avremmo ricevuto le analisi e conosciuto i nostri valori, e soprattutto allietata dal fatto che proprio quel giorno io e i miei compagni scoprimmo che il sangue si poteva anche donare.

Che cosa incredibile!

A quei tempi, mi pare, l’attenzione per i temi sociali era riservata a poche campagne pubblicitarie specifiche, e all’interesse privato dei cittadini. Non c’era la stessa vastità informativa che la tecnologia consente oggi e che a volte può rivelarsi addirittura eccessiva. In sala tuttavia c’era un volontario, non ricordo se un medico o un donatore associato, che con pazienza spiegò a noi ragazzini che il nostro sangue, se sano, poteva entrare in circolo nei corpi altrui, e portare benefici. Era una scoperta non da poco, fortificata dal fatto che lui si diceva sicuro che quel passaggio di sangue da un corpo a un altro, poteva salvare una vita.

Da allora l’immagine semplificata di un po’ del mio sangue che entrava nelle vene di un’altra persona e contribuiva a risollevarla, non è mai più uscita dalla mia mente, e il merito fu della storia.

C’era una storia. La storia chiara ed evidente con un problema da risolvere e un lieto fine.

Per sensibilizzare, far comprendere l’importanza di certi valori, permettere che tali valori sedimentino, servono le storie. I valori non vanno trasmessi come dogmi da accettare per costrizione, ma insinuati sottoforma di storie, di esperienze vissute, di contesti concreti da rivivere attraverso le parole. Soprattutto con i giovani. E questo le associazioni lo sanno.

 

 

 

dello stesso sangue

Giancarlo Liviano D’Arcangelo è autore del libro “Dello stesso Sangue”, pubblicato dal Gruppo Editoriale Raffaello e nato dalla collaborazione con Avis.

Un libro che propone storie vere e intense, raccontate in chiave letteraria, legate al dono del sangue. Un libro che punta a sensibilizzare i giovani con storie di solidarietà e di centinaia di vite che ogni giorno vengono salvate e cambiate attraverso le donazioni.

Un libro che racconta in modo evocativo ed emotivo le storie troppo poco conosciute di chi realmente, grazie al dono del sangue, ha vissuto un’esperienza di vita straordinaria.