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Tag: emozioni

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L’estate in versi

Colori della natura, colori dell’anima

Ci sono ancora le stagioni?

Quante volte sentiamo dire “le stagioni di una volta non ci sono più!”.
Quelle familiari, consuete, ricorrenti stagioni che segnano le atmosfere di un luogo, le trasformazioni di un bosco, i colori di un giardino, le abitudini, le feste e i ritmi del vivere quotidiano. Non ci sono più, ovvero non si fanno riconoscere, quando una pioggia improvvisa o un gelido vento annullano ogni presagio di bella stagione oppure quando un cielo terzo e una temperatura mite sconfiggono l’uggia e il grigio di un periodo cosiddetto invernale.

 

Eppure, le stagioni ci sono, basta aprire un libro di scuola, un testo di studio che, nelle pagine dedicate alle scienze, invita i bambini a scoprire i frutti di stagione, il letargo di certi animali, il variare di alba e tramonto. Queste le stagioni astronomiche, le quattro puntuali primavera, estate, autunno, inverno, che possono in alcune parti della terra corrispondere alle stagioni meteorologiche, le quali, nelle regioni polari o nelle zone tropicali, possono essere due, considerando i mutamenti climatici e ambientali che intervengono. Uno sguardo che sappia tener conto di una molteplicità di fattori è sempre vincente per elaborare conoscenze mirate a costruire il sapere! Poi ci sono le stagioni della storia, le stagioni dei ricordi e quelle della vita. Ricorsività e cicli che accompagnano evoluzioni e involuzioni, criticità e progresso, successo e fallimenti.

 

Siamo adesso in estate, il tempo del riposo per alcuni, della luce più intensa, dei colori più accesi.

Tra i molti modi di godere di questa stagione, rispecchiando in essa la vita, sicuramente il più meditativo è riscoprirla nelle parole, e ritrovare la sua bellezza attraverso la poesia. Ci sono molti testi, ormai classici, dedicati, appunto, all’estate, o che attraverso l’estate sollecitano il pensiero.

 

Così quando Fernanda Pivano scrive “Piovve tutta la notte/ Sulle memorie dell’estate”, il verso interpella la memoria della stagione che passa e anche la riflessione del lettore che è disponibile a interrogarsi.

 

Estate è il titolo di questa poesia di Hermann Hesse:

“Improvvisamente fu piena estate.

I campi verdi di grano, cresciuti e

riempiti nelle lunghe settimane di piogge,

cominciavano a imbiancarsi,

in ogni campo il papavero lampeggiava

col suo rosso smagliante”.

 

 

Questa la descrizione unica di Vincenzo Cardarelli:

“Distesa estate,

stagione dei densi climi

dei grandi mattini

dell’albe senza rumore

ci si risveglia come in un acquario

dei giorni identici, astrali,

stagione la meno dolente

d’oscuramento e di crisi,

felicità degli spazi,

nessuna promessa terrena

può dare pace al mio cuore

quanto la certezza di sole

che dal tuo cielo trabocca,

stagione estrema, che cadi

prostrata in riposi enormi,

dai oro ai più vasti sogni,

stagione che porti luce

a distendere il tempo

di là dai confini del giorno,

e sembri mettere a volte

nell’ordine che procede

qualche cadenza dell’indugio eterno.”

(Vincenzo Cardarelli, Estiva, 1915)

 

L’Estate è anche nei versi di Pablo Neruda:

“Ardono i seminati,

scricchiola il grano,

insetti azzurri cercano ombra,

toccano il fresco.

E a sera

salgono mille stelle fresche

verso il cielo cupo.

Son lucciole vagabonde.

crepita senza bruciare

la notte dell’estate.”

 

 

La riflessione profonda di Anna Andreevna Achmatova:

Ed è caduta la parola di pietra

Sul mio petto ancor vivo.

Non è nulla, vi ero preparata,

Ne verrò a capo in qualche modo.

Ho molto da fare, oggi:

Bisogna uccidere fino in fondo la memoria,

Bisogna che l’anima si pietrifichi,

Bisogna di nuovo imparare a vivere,

Se no… L’ardente stormire dell’estate,

Come una festa oltre la finestra.

Da tempo avevo presentito questo

Giorno radioso e la casa vuota.

(Anna Andreevna Achmatova, Sentenza, Estate 1939)

 

 

 

 

Estate è anche intimità:

“L’estate è finita

Sono più miti le mattine

e più scure diventano le noci

e le bacche hanno un viso più rotondo.

La rosa non è più nella città.

L’acero indossa una sciarpa più gaia.

La campagna una gonna scarlatta,

Ed anch’io, per non essere antiquata,

mi metterò un gioiello.”

(Emily Dickinson, Poesie, 1858-1859)

 

Estate è lasciarsi andare con Sensazione:

“Nelle azzurre sere d’estate, me n’andrò per i sentieri,

punzecchiato dal grano, calpestando l’erba fina:

sognando, ne sentirò ai miei piedi la freschezza.

Lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

Non parlerò, non penserò a nulla:

ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,

e andrò lontano, molto lontano, come un vagabondo,

per la Natura, – felice come con una donna.”

(Arthur Rimbaud, Sensazione, 1870)

 

 

Estate vuol dire anche Ferragosto, così nella filastrocca, tutta giocata tra scherzo e ironia, di Gianni Rodari:

“Filastrocca vola e va

dal bambino rimasto in città.

Chi va al mare ha vita serena

e fa i castelli con la rena,

chi va ai monti fa le scalate

e prende la doccia alle cascate…

E chi quattrini non ne ha?

Solo, solo resta in città:

si sdrai al sole sul marciapiede,

se non c’è un vigile che lo vede,

e i suoi battelli sottomarini

fanno vela nei tombini.

Quando divento Presidente

faccio un decreto a tutta la gente;

“Ordinanza numero uno:

in città non resta nessuno;

ordinanza che viene poi,

tutti al mare, paghiamo noi,

inoltre le Alpi e gli Appennini

sono donati a tutti i bambini.

Chi non rispetta il decretato

va in prigione difilato”.

(Ferragosto, da Filastrocche in Cielo e in Terra, Gianni Rodari, Einaudi Ragazzi, 1996)

 

 

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Non dimentichiamoci del corpo dei bambini

Come aumentare la resilienza corporea in tempi di distanziamento fisico

Secondo il famoso dizionario della lingua inglese “Collins” delle 10 parole più utilizzate nel 2020 sia nella lingua parlata che scritta, ben sei sono correlate alla pandemia mondiale.

 

Vediamole insieme: lockdown, coronavirus, furlough (congedo non retribuito), key worker (lavoratore essenziale), self-isolate (auto-isolamento), social distancing (distanziamento sociale).

 

Guardo allora con curiosità le ultime quattro nella speranza di trovare qualcosa che abbia a che fare con “fiducia, ripresa, cura, benessere, resilienza”, ma trovo soltanto: BLM, acronimo del movimento USA contro la discriminazione razziale e le violenze, Megxit, termine usato per descrivere il “divorzio” di Harry e Meghan con la casa reale britannica, TikToker, utente della piattaforma TikTok e infine mukbang“, un neologismo creato in Corea del Sud che descrive chi posta video di sé stesso mentre ingurgita quantità esagerate di cibo.

Immagino allora di poter aggiungere almeno una parola in coda, che è stata per necessità trascurata in questi mesi, immobilizzata in quanto agente di contagio, declinata in termine di salute come assenza di malattia: il corpo.

 

Parlando di corpo e di conseguenza dell’importanza del benessere corporeo come precondizione dell’apprendimento e dell’esperienza di crescita, non possiamo dimenticare come già Damasio nel libro “L’errore di Cartesio” considera un grande errore filosofico aver separato il corpo e la sua fisicità dal ragionamento e dal giudizio morale della mente.

Gli effetti dell’enunciato “Cogito ergo sum”, sono purtroppo ancora oggi, a volte, riscontrabili nel modo di pensare sia:

 

  • nell’educazione, “continuo a ripetere a mio figlio la stessa cosa ma non mi ascolta, non ha imparato a rispettarmi”;
  • nell’insegnamento , “il mio alunno quando spiego non sta fermo quindi non è capace di mantenere l’attenzione”;
  • nella pratica medica, “non ci sono cause organiche per cui è sicuramente ansia”.

 

Ma parlando di benessere corporeo, quale “tempio” dell’esperienza di apprendimento, la prima immagine che ci salta agli occhi in questi mesi è la limitazione all’espressività corporea, al movimento, al contatto tra pari e al gioco non solo che ci siamo imposti, ma che abbiamo dovuto imporre ai bambini, a scuola, a casa e anche nelle attività ludiche e sportive.

 

Un corpo che si è dovuto limitare all’esposizione di una serie di “esperienze di base e di bisogni” indispensabili allo sviluppo positivo dell’identità tra i quali, pensando in particolare alla fascia 0-6 anni, ci limitiamo a ricordare:

 

  • Essere amati, rassicurati, calmati.
  • Ricevere stimoli e nutrimento.
  • Sentire fiducia, serenità e calore.
  • Essere tenuto e contenuto.
  • Sperimentare il contatto e la manipolazione.
  • Provare curiosità e il senso di esplorazione.
  • Agire il movimento, l’espressione, l’espansione.
  • ecc …

 

Quest bisogni si traducono nella vita quotidiana di un bambino in movimento del corpo (definite da Rispoli “esperienze di base del Sé”1) che, se vissute dal bambino, aumentano la resilienza corporea, ossia la capacità dell’organismo di autocalmarsi ed autoregolarsi per ritornare in uno stato omeostatico di equilibrio dei vari parametri psicofisici nel minor tempo possibile dopo uno stimolo negativo legato alla frustrazione.

 

Vediamo alcune delle tante esperienze di base presenti nello sviluppo psicoevolutivo di un bambino:

 

  • Essere presi e portati (la sensazione di affidarmi ad un adulto che mi prende per mano e mi accompagna ad esempio alla mia seggiola).
  • Essere contenuti (essere abbracciato finché la sensazione di agitazione che ho dentro di me non passa).
  •  Potersi abbandonare (sperimentare ad esempio un momento in cui ci lasciamo andare a terra l’uno vicino al respiro dell’altro).
  • Darei prenderei lanciare (scambiarsi oggetti, prendere dalle mani dell’altro, lanciarsi a vicenda una palla).
  • Perdere il controllo (iniziare ad esempio a girare velocemente su se stessi nella stanza perdendo temporaneamente l’equilibrio e iniziando a sbattere e a toccare gli altri).
  • Aggressività positiva (possibilità di andare verso l’altro, trattenerlo, spingerlo, afferrarlo, in alcuni casi cercare di morderlo).
  • Autonomia fisica (capacità di opporsi, respingere, confinare, e distanziarsi o distanziare con le mani qualcuno).
  • (possibilità di manifestarsi non le parole ma con il corpo: gioia, energia e slanci, giocare, correre, lanciarsi verso, lanciarsi contro.

 

Intuiamo allora facilmente come un corpo, se eccessivamente limitato per un periodo piuttosto lungo nei primi anni di vita nell’espressione di bisogni ed impulsi rischia un “denutrimento” o in alcuni casi inizia a rispondere in termini di disagio come ad esempio:

 

  • Comportamenti di attacco (il bambino si ribella e si oppone manifestando rabbia e frustrazione).
  • Agiti di fuga (il bambino si crea una falsa autonomia che lo spinge a farcela da solo ed impara ad aggrapparsi solo a se stesso).
  • Risposte di congelamento (il corpo del bambino si irrigidisce, il respiro si fa corto, muscolatura tesa).
  • Pianto non consolabile (il bambino da voce ai propri bisogni ritornando a sperimentare il pianto indifferenziato del neonato).

 

Non dimentichiamoci del corpo dei bambini, di quello stato di grazia naturale, di benessere spirituale e fisico che tendiamo a perdere nel corso della crescita quando il dovere diventa la parola d’ordine dell’educazione, quando dobbiamo conformarci alle aspettative esterne quando l’emergenza pandemica ci obbliga simbolicamente ad anestetizzare il corpo per non contattare il desiderio di contatto, di movimento,

di relazione di spontaneità.

 

Non dimentichiamoci come insegnanti genitori, educatori in questo periodo ancora così complicato dal distanziamento fisico, di rimettere tra le dieci parole più usate e praticate tutti i giorni, il corpo: affinché non si interrompa il compito fondamentale dell’educazione che ci ricorda G. Klein “il bambino ha il compito attraverso l’esperienza di scoprire il piacere del proprio funzionamento”.

 

1 Luciano Rispoli, Esperienze di base e sviluppo del sé, Franco Angeli

2 Pat Odgens, Psicoterapia Sensomotoria, Raffaello Cortina

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L’importante è che qualcuno MI VEDA

Internet e bambini: riflessioni di una maestra

Ho atteso qualche giorno prima di esprimere quello che provo e penso in relazione alla tragedia di Antonella, la bambina di Palermo, per rispetto, per angoscia, perché avevo bisogno di un momento di silenzio interiore per riflettere.

Insegno da molti anni e conosco i bambini. Ormai è diventato una specie di sesto senso. Li fiuto, sento le loro emozioni, le assorbo, le percepisco in una specie di osmosi.

I bambini sereni sono morbidi, hanno occhi morbidi e sorrisi naturali, si muovono con calma, accettano di perdere al gioco, non sgomitano per la fila, conversano, si arrabbiano, se è il caso, ma poi ritornano a sorridere quasi subito, non richiedono l’attenzione continua della maestra, se sbagliano si dispiacciono ma poi si correggono e riprendono a lavorare. I bambini sereni, qualunque sia il loro carattere, timidi, intraprendenti, grossolani o delicati, hanno intorno una nuvola dolce, come se fossero avvolti nei marshmallow.

E poi ci sono gli altri. I bambini complicati. Quelli si portano dietro un alone di fatica. Un po’ come Pig Pen dei Peanuts, lo ricordate? Pig Pen camminava avvolto da una nuvola di polvere che lo seguiva ovunque. Ebbene, questi sono i bambini che non riescono a stare fermi, che provocano, che litigano durante i giochi, che non accettano le sconfitte, che piangono di rabbia o che mascherano il loro dolore con atteggiamenti sfidanti, che cercano di attirare l’attenzione in tutti i modi. Bambini il più delle volte sofferenti, che confondono perché spesso presentano agli insegnanti una facciata spavalda e, se non stai attento, puoi cascare nella loro trappola. Che alla fine è quello che vogliono, perché se tu li redarguisci, vuol dire che li hai visti. Se ti hanno fatto perdere le staffe, hanno raggiunto il loro scopo: dimostrare che sono cattivi, che alla fin fine è il loro modo di difendersi.

Lungo la mia strada di maestra ne ho incontrati tanti di bambini, per questo ho sviluppato nel tempo la capacità di connetterli immediatamente con la tipologia di genitore o di situazione dalla quale provengono. È come un filo che vedo subito, la corrispondenza.

Situazioni di trascuratezza, o di iperprotezione – che alla fine sono due facce della stessa medaglia nel senso che creano danni entrambe – situazioni di attenzioni apparenti, di immaturità genitoriale, di ambizioni trasferite, di conflitti tra coniugi, di abbandono, situazioni di relazioni serene tra genitori conviventi o separati, situazioni armoniose, in cui “si prepara il bambino per il viaggio e non il viaggio per il bambino”.

In mezzo a tutto questo quadro così umanamente variegato, ahimè, si è innestata la tecnologia. Di conseguenza, laddove le situazioni familiari risultano “armoniche”, l’utilizzo della tecnologia riesce in qualche modo ad essere regolamentato e supervisionato, seppure a fatica. In tutte le altre, sfugge di mano.

Internet è un pericolo, ma la stragrande maggioranza dei giovani genitori non ne è consapevole. E così il cellulare, il computer diventano per i bambini un passatempo qualunque, un modo per riempire la solitudine, per intrattenere rapporti con comunità virtuali vicine e lontane. Un mondo che la pandemia ha dilatato enormemente. Capita (o capitava) a tutti di vedere al ristorante, sul treno, per strada bambini persi nei cellulari, e genitori contenti, perché così “stanno tranquilli”. Bambini seduti su panchine dei giardinetti che si sfidano con un gioco virtuale. Comunità che sfuggono al controllo, giovani youtuber che diventano modelli di comportamento, di linguaggio, di trasgressione.

Se poi questi viaggi nella realtà parallela si svolgono nella solitudine di una cameretta, allora perdono ogni confine, vale tutto e il contrario di tutto, l’importante è far parte di una comunità, l’importante è che qualcuno mi veda.

Tre S mi vengono in mente: solitudine, superficialità, sottovalutazione. Unite alla mancanza di regole. Perché non è scritto da nessuna parte che un bambino di 8 anni debba possedere un cellulare. E nemmeno di 10 o 11. E, se proprio deve averlo, non è prescritto dal medico che necessariamente debba connettersi a Internet.

I genitori darebbero la loro automobile da guidare al proprio bambino? Nessuno lo farebbe, a meno che non fosse impazzito.

È un mondo complicato e pieno di stimoli il nostro, frettoloso, competitivo, ansiogeno e stressante, ma i bambini non possono farci nulla. Loro non chiedono di venire al mondo, ma, una volta che ci sono, hanno diritto al tempo, all’attenzione, alla cura, alla protezione degli adulti. Hanno diritto al gioco creativo, a cucinare i biscotti, ad ascoltare una fiaba, a giocare a palla o a nascondino con amici in carne e ossa, hanno il diritto all’ascolto. Hanno diritto a delle regole, attraverso le quali strutturare la loro forza futura.

Nel mio nuovo libro sui diritti dei bambini, La leggerezza delle nuvole, c’è un racconto sul diritto all’ascolto che si intitola: “Il diritto di Emily”. Che non è altro che il diritto di Antonella e di tutti gli altri bambini che meritano di avere intorno adulti degni di questo nome.

 

Parleremo del rapporto tra i bambini e la tecnologia nel percorso di lezioni in diretta raccontate in classe da Luca Pagliari, giornalista e storyteller con il quale collaborerò per gli sviluppi didattici, utili a collocarle nell’ambito dell’educazione civica.

Per maggiori informazioni clicca qui!

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Primi giorni di scuola: emozioni e attività manuali

Suggerimenti di Flavia Franco

In questo articolo vi propongo altri suggerimenti per affrontare al meglio le prime prime settimane di scuola.

Ho pensato di creare un elenco di attività pratiche da utilizzare in classe in questo periodo che sarà sicuramente complesso.

 

1. Le palette delle emozioni

Siccome il problema principale sarà l’impossibilità del contatto fisico, potremo creare delle palette “emozionali” che i bambini potranno utilizzare per comunicare le loro sensazioni, i loro bisogni affettivi o i loro desideri di amicizia.

 Paletta colorata 1Paletta colorata 2Paletta colorata 3

Palette doppie per abbracci, per stare in fila, per ballare….

Paletta colorata 4Paletta colorata 5

 

Basterà che dicano il nome del compagno cui il gesto è diretto e voilà…. il destinatario riceverà l’abbraccio, la stretta di mano, il saluto, pur restando seduto al banco
Lo stesso farà la maestra con i bambini.

E virtualmente si potrà continuare a far circolare il calore del volersi bene.

 

2. la scatolina per la tempera

L’intervallo rappresenterà sicuramente un momento difficile. Ecco alcune proposte, utili a gestire la situazione ricordandoci sempre della necessità di aerare bene e frequentemente il locale con l’apertura delle finestre.

1) far portare ai bambini un sacchettino nel quale inserire i “resti” della merenda

(contenitori di succo vuoti, cellophane delle merendine, bucce di frutta…) onde evitare che si assembrino intorno al cestino dei rifiuti

2) Far costruire una scatolina per temperare le matite:

temperamatite

 

Ecco un template da scaricare e far realizzare:

matita scatola bn

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3) Far costruire mascherine finte divertenti da utilizzare per costruire storie o manifestare emozioni (senza usarle, naturalmente!)

mascherina 1

mascherina 2

 

Ecco un template da scaricare e far realizzare:

mascherina bn

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Buon lavoro a tutti voi!

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Attività e suggerimenti per l’accoglienza e i primi giorni di scuola

Stiliamo insieme il regolamento di classe

Inutile ripetere che quest’anno sarà complesso. Inutile ripetere che stiamo navigando a vista. Inutile farci prendere dall’ansia. Questa prova difficile ci tocca e vedremo di assolverla nel migliore dei modi, come sempre.
Ho pensato di creare un elenco di attività e suggerimenti pratici da utilizzare nei i primi giorni, che saranno sicuramente “tosti”.

1. Il sentimento dominante.
L’urgenza principale per i nostri alunni, e non solo per loro, sarà quella di parlare di emozioni.

Appena entrati in classe ci sarà un certo smarrimento.
Dopo i saluti di rito, ogni alunno sarà chiamato a narrare ( o a scrivere) le azioni che ha compiuto da quando è sveglio, affiancando ad ogni azione l’emozione provata in quel momento.
Esempi:

È suonata la sveglia e ho aperto gli occhi: AGITAZIONE

Ho mangiato colazione: STOMACO CHIUSO

Sono salita in macchina: FELICITA’

Ho visto un assembramento davanti alla scuola: PAURA

L’’insegnante raccoglierà in una tabella le emozioni provate dagli alunni, ogni emozione sarà accompagnata dalla CAUSA che l’ha generata.

Parlerà quindi delle proprie emozioni, le condividerà con loro spiegando che è normale nei momenti di difficoltà provare certe sensazioni che vanno accolte e che non devono spaventare.
Trasmettendo positività, rassicurerà gli alunni facendo percepire loro che è tutto sotto controllo.

 

2. Le regole
Conversazione:

Che cosa so del Covid?

L’INSEGNANTE registrerà sulla lavagna o sulla LIM le risposte degli alunni.
Al termine le riprenderà una per una, aiutando gli alunni a distinguere tra misconoscenze, ed informazioni reali, tra informazioni e opinioni.

Quali sono i comportamenti che devo osservare?

L’insegnante registrerà sulla lavagna o sulla LIM le risposte degli alunni, suddividendole in due finche:

FACILI DA RISPETTARE   – DIFFICILI DA RISPETTARE

Al termine gli alunni estrapoleranno le regole essenziali e creeranno.

– Quali sono le conseguenze per il mancato rispetto delle regole?

L’insegnante registrerà sulla lavagna o sulla LIM le risposte degli alunni, suddividendole in due finche:

CONSEGUENZE A SCUOLA   – CONSEGUENZE A CASA

 

Che cosa posso fare io? Che cosa possiamo fare noi?

Al termine dell’attività  verrà stilato il REGOLAMENTO DELLA CLASSE:

“Noi, alunni della …B, consapevoli della necessità di contribuire alla salvaguardia della salute di tutti, stabiliamo le seguenti regole:

…………….

……………..

……………….

E ci impegniamo a rispettarle

Il regolamento può essere tradotto in immagini. Ecco un esempio cui ispirarsi, che, se volete, potete scaricare di seguito.

7 regole per star bene a scuola

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3. I saluti

L’insegnante propone la seguente discussione:

“Visto che per il momento non possiamo salutarci come abbiamo sempre fatto, proviamo a inventare nuove modalità di saluto che siano idonee alla situazione che stiamo vivendo.

Ogni bambino immagina, propone, disegna un nuovo modo di salutarsi.
L’insegnante riassume alla lavagna o alla LIM le proposte.
Al termine viene proposto un riassunto visivo.

Ecco un esempio cui ispirarsi, che, se volete, potete scaricare di seguito.

saluti

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Un felice inizio a tutti!

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Abbiamo bisogno di quegli occhi

La scuola è fatta di sguardi che si incrociano tra noi e loro.

Sono giorni strani questi.

Giorni in cui stiamo cercando di tornare ad una normalità che ci rassicuri, che ci faccia pensare che saremo quelli di prima, che faremo le cose che facevamo prima.

In realtà sappiamo tutti bene che non sarà così, che questo tempo strano, inaspettato ha destabilizzato le nostre certezze, ha reso tangibile la nostra fragilità e generato sofferenza.

Ma, siccome esiste sempre un rovescio della medaglia, la natura ha potuto godere di un periodo in cui, liberata della presenza dell’uomo, ha potuto rigenerarsi. Delfini e balenottere si sono riappropriati di mari e coste, cerbiatti, volpi, falchi sono tornati a popolare parchi e pianure, l’aria si è ripulita e i cieli si sono ripresi il blu.

All’interno di questo panorama complesso, la scuola ha subito una vera e propria rivoluzione. Ed è così che si è palesata la famosa DaD raggiungendo la pole position degli acronimi e sorpassando senza colpo ferire i famosissimi PEI e PDP, PON, RAV, PTOF, PAI, CLIL, UDA e compagnia

Di necessità virtù, direte voi. Certo, non si poteva fare altrimenti.

E così, mancando indicazioni precise, le insegnanti, come sempre, si sono date da fare dando vita alle esperienze più diverse.

Un fiorire di videolezioni, Powtoon, Screencast o’matic e Learning app come se non ci fosse un domani. E poi piattaforme su piattaforme e classi virtuali, in un continuo passarsi la palla tra il SINCRONO e l’ASINCRONO.

Uno sforzo enorme prodigato, soprattutto nella scuola primaria, di fronte a un insieme di piccoli riquadri in cui catturare gli occhi dei bambini diventa impossibile.

Lo schermo oppone resistenza. La luce degli occhi scompare lasciando spazio a sguardi virtuali nei quali è impossibile leggere l’interesse, la gioia, il desiderio di apprendere, la tristezza o la noia.

La scuola è fatta di sguardi che si incrociano tra noi e loro, sono lo specchio nel quale ci ritorna il bambino. Sono il filo, invisibile ma forte come quello da pesca, cui abbocca l’apprendimento.

La Dad ha aperto nuovi spazi e sicuramente ci ha fornito nuove risorse e strategie di cui faremo tesoro.

Ma noi abbiamo bisogno di quel filo, abbiamo bisogno di quegli occhi.

Speriamo che settembre ce li restituisca. Noi insegnanti non vediamo l’ora.

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C’era un prima del coronavirus e c’è un dopo che è diventato un “durante”

Consigli per i genitori: come affrontare la paura dei bambini

 

 

Prima lo stare insieme era un fatto naturale, tutta la gamma tattile veniva esplorata senza problemi: abbracci, baci e coccole oppure semplicemente stringersi la mano, passarsi un oggetto, respirare uno accanto all’altro. La vicinanza fisica era un modo per esprimere affetto, per sentirsi parte di un gruppo. Dopo tutto è diventato difficile, impossibile quasi.

Durante questo periodo di emergenza, scoppiato quasi all’improvviso, è cambiato il mondo delle relazioni con sé stessi e con gli altri. Bisogna proteggere il proprio corpo, lavarsi spesso le mani, non toccarsi il volto, tossire nel gomito e, in pochissimo tempo, la percezione di sé è divenuta più intensa e collegata al pericolo. Bisogna proteggere sé stessi e gli altri indossando guanti e mascherina, evitare di toccare le persone, di respirare troppo vicini, di rivedere amici e parenti. È diventato difficile spostarsi, passeggiare, condividere.

 Un adulto, in qualche modo, si abitua più facilmente di un bambino a una rivoluzione simile, se ne fa una ragione e, non vivendo nell’immediato, ma esercitando la ragione, riesce ad adattarsi e a regolare in modo diverso la propria vita.

Per i bambini è tutto molto più difficile.

Il contatto fisico è fondamentale per loro. Bastava guardarli giocare durante il “prima”: ruzzavano gli uni con gli altri, rotolavano insieme su un prato, si abbracciavano o si strattonavano, mordevano lo stesso panino o si scambiavano le merende. Cercavano il corpo altrui, era un modo per conoscersi. Durante l’emergenza, tutto questo è venuto meno. Sono rimasti solo (e non sempre e non per tutti) gli abbracci dei genitori e, per chi ne ha, dei fratelli. Quasi sempre, nonni, zii, cugini, amici stanno distanti. La scuola e i maestri sono vissuti sugli schermi gelidi dei computer.

Per i bambini è una perdita di cui non riescono a farsi una ragione. Poiché non sanno esprimere le loro emozioni, il disagio si somatizza, si tramuta in mal di pancia, mal di testa, difficoltà a prendere sonno e incubi notturni.

Una crisi però, se da un lato rappresenta un dramma, dall’altro può essere un’opportunità.

Lo stile di vita è diventato meno frenetico, le attività sono rallentate, genitori possono trascorrere più tempo con i figli e attuare quelle strategie di gioco e di apprendimento che in precedenza erano demandate ad altre persone o istituzioni. In questo momento, mamma e papà sono, molto più di prima, il fulcro vitale dei bambini. Oltre che genitori, sono diventati maestri e amici dei propri figli, coloro che li aiutano ad affrontare le paure tipiche dell’infanzia, acuite dal sopraggiungere dell’epidemia.

La paura di perdere una persona cara, la paura dell’abbandono, la paura della malattia, così come si manifestano con sintomi fisici che altro non sono se non il simbolo del disagio quasi sempre inespresso, possono essere esorcizzate e tenute sotto controllo attraverso un’attività simbolica di narrazione e di gioco. Le metafore e i simboli agiscono nel profondo, così come la sapienza insita nelle fiabe classiche, perciò è opportuno affrontare la paura dei bambini per mezzo di racconti che non esplicitino il problema, ma lo espongano per segni e figure e, nello stesso modo, lo risolvano.

Il catalogo Raffaello, nella serie de “Il Mulino a Vento”, presenta dei libri di narrativa che si prestano allo scopo in modo efficace.

Scelti per i più piccoli

Per i più piccoli proponiamo tre libri da leggere insieme e dei giochi per accompagnare la lettura.

Il primo libro, scritto da Loredana Frescura, trasforma la paura del buio e delle creature notturne in una risata liberatoria.

Aiuta quindi i genitori a mettere a letto i bambini rassicurandoli e divertendoli.

il fantasma dispettoso copertina

I fantasmi non esistono, però… in un castello bianco bianco succedono tanti fatti strani. La vita tranquilla dei signori Grissinis, della zia Cornelia, della cuoca Teresa, del gatto Ovidio, del ragno Gianni sarà messa a dura prova e il castello bianco bianco diventerà rosso rosso.

A questo libro, possono essere abbinate delle attività giocose. Un fantasma, infatti, non è altro che un lenzuolo con cui si può giocare.

Basta procurarsi un vecchio lenzuolo bianco e chiedere ai bambini come possa trasformarsi. Un materiale non strutturato come un drappo bianco si presta moltissimo a stimolare la fantasia e a esplicitare le emozioni. I bambini sapranno tirarne fuori molte idee e molte cose e probabilmente i seguenti suggerimenti saranno superflui:

  • Un lenzuolo con due buchi diventa un fantasma:

lenzuolo fantasma

  • Un lenzuolo arrotolato è un enorme serpente:

lenzuolo serpente

  • Un lenzuolo appeso diventa un teatro delle ombre:

lenzuolo teatro

  • Un lenzuolo può diventare una tenda dove rifugiarsi:

lenzuolo tenda

  • Oppure, se si stende sopra a un tavolo, si trasforma in una casetta dove stare al sicuro:

lenzuolo casetta

  • E diventa perfino un’amaca:

lenzuolo amaca

  • Si può usare anche come tela per dipingere:

lenzuolo tela

Quali altri giochi con le lenzuola inventeranno i vostri bambini?

Il secondo libro consigliato per i più piccoli è stato scritto da Roberto Morgese:

supermami

A ciascun bambino capita di avere incubi e ciascun adulto si ricorda di averne avuti da piccolo. Supermami ricorda a tutti i bambini che esiste sempre un affetto stabile e sicuro nella loro vita su cui poter fare affidamento nei momenti in cui ci si sente disperati.

La mamma protegge i bambini anche quando dormono e, nei sogni, si trasforma in una Supereroina che sconfigge qualsiasi incubo. Anche la lettura di questo libro può essere abbinata a giochi e attività divertenti, magari fatti prima di andare a letto in modo da rinsaldare i legami famigliari e da rassicurare i bambini.

Il momento di andare a letto diventa un atto comune a bambini e animaletti. Con materiale povero si possono realizzare dei burattini da infilare sulle dita per drammatizzare i tempi più significativi di una giornata:

burattini dita

Una lucina notturna aiuta a superare la paura del buio e, se realizzata manualmente con materiali a disposizione, può diventare il supereroe o la supereroina che protegge il sonno:

lucina

Una tazza di camomilla, raccolta insieme nei campi (se possibile) o preparata e bevuta prima di dormire può diventare la bevanda magica che assicura sogni felici:

camomilla

Ci sono famiglie dove ci si prepara per la notte pregando insieme e raccomandando i bambini alla protezione degli angeli custodi.  Anche scrivere, illustrare e recitare una filastrocca per scacciare le cose paurose può essere un modo per rendere il momento del sonno più tranquillo. Questa è di Bruno Tognolini, ma sarebbe ancora meglio se i bambini ne inventassero una preghiera o una filastrocca tutta loro insieme ai genitori:

Drago vago, serpe di mago,
Figlio e nipote di pesce di lago.
Dura, scura, nera paura
Brutto fantasma di brutta figura.
Cose che strisciano e strillano e stridono,
Cose che gracchiano e graffiano e gridano,
Cose che tagliano e toccano e tirano,
Cose che pungono e piangono e ridono,
Cose malvagie, cose selvagge,
Tornate indietro nelle vostre spiagge

Cose malate, cose maligne
Tornate indietro nelle vostre vigne.
Non me ne importa che paure siete
Di buio, di mostro, di morte, di male;
Non me ne importa che nomi avete
Compagni, castighi, sgridate, ospedale;
Questo scongiuro che ora sentite
Suona le rime che vi vincerà
Non me ne importa da dove venite
Tornate là!

Per affrontare le paure, non c’è niente di meglio di una fiaba classica. Ecco la più famosa in una versione facilitata che anche i lettori alle prime armi possono intraprendere in autonomia:

cappuccetto rosso

 

Scelti per i più grandi

Un libro di Marco Tomatis, consigliato per i bambini più grandi, può  diventare uno spunto per trattare il tema dell’emergenza attuale trasponendolo nella fantasia:

il mistero della pietra nera

Giova e Jasmine vincono un premio con un tema sull’archeologia: soggiorno di un mese nel deserto dell’Arizona, negli Stati Uniti, per assistere a interessanti scavi alla ricerca di preziosi reperti.
Ma l’archeologia si trasforma ben presto in una ragnatela di fatti strani e pieni di mistero.
E i due giovani si trovano a vivere avventure inaspettate al centro delle quali c’è “la Cosa”, circondata dalla maledizione e causa di una terribile malattia.

 

Per i bambini più temerari, quelli che adorano avere paura restando al sicuro, ecco una storia che fa davvero venire i brividi specialmente se letta prima di dormire:

la maestra tiramisu

 

Infine, consigliamo di non dimenticare la lettura delle fiabe classiche che si prestano a far emergere e a combattere le paure dell’infanzia fin dalla note dei tempi:

le fiabe dei fratelli grimm

Ai fratelli Grimm si devono alcune tra le fiabe più care e più note ai bambini, animate da streghe, folletti, lupi e bambini alle prese con le prime sfide per diventare “grandi”.

Raperonzolo, Pelle d’orso, I musicanti di Brema, La saggia Ghita, Hänsel e Gretel, La Regina delle Api e tante altre fiabe ci trasporteranno in un mondo di coraggio, di amore, di allegria e di saggezza con una lettura fresca e piacevole per chi legge e per chi ascolta.

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Un viaggio… tra quattro mura: le emozioni dei bambini

Un percorso che ha lo scopo di fornire ai bambini un’occasione per parlare delle emozioni da cui sono attraversati, di nominarle, di riconoscerle, di condividerle, di essere rassicurati.

 

Da molti giorni ormai siamo rintanati nelle nostre case. Le scuole sono chiuse dal 4 marzo, un tempo infinito.

Ormai è chiaro che di scuola se ne riparlerà a settembre e che ancora per un po’ di tempo i nostri alunni dovranno continuare con la Didattica a Distanza.

Questo è stato un periodo molto intenso e faticoso ed ha generato in ciascuno di noi una ridda di emozioni spesso contrastanti.

La paura del contagio, soprattutto per i genitori che hanno continuato a lavorare, la frustrazione del dover restare rinchiusi, l’ansia per la perdita del lavoro, la sofferenza per un caro ammalato, la gioia di poter restare di più con i bambini, la preoccupazione per l’organizzazione quotidiana della vita, ormai ridotta a visite al supermercato celati dietro una mascherina in mezzo a tante altre mascherine, ma a distanza di sicurezza.

A questo bagaglio emozionale le insegnanti hanno dovuto aggiungere preoccupazioni e tensioni legate ad un approccio quasi completamente nuovo, alla ricerca di strumenti idonei, all’ansia di doversi dimostrare all’altezza di un tipo di didattica fin qui poco praticata, alla stanchezza nel preparare lezioni efficaci e nel correggere elaborati nelle forme più disparate.

E i bambini? Come hanno vissuto questo periodo?

Dopo un iniziale momento di probabile gioia legata al fatto di non dover andare a scuola, come si saranno modificate le loro emozioni?

Che cosa è passato nel loro cuore mentre ascoltavano telegiornali sempre più apocalittici, bollettini di morti e ricoverati, fosche previsioni e discorsi preoccupati degli adulti? Che spiegazioni si saranno dati?

È probabile che molti genitori, pensando che i bambini fossero piccoli per capire o poco interessati o magari distratti dal gioco, non abbiano pensato di filtrare tutto questo.

E dunque, una situazione come questa quali tracce emotive avrà prodotto in loro? Saranno riusciti ad esternare quello che avevano in cuore, dando voce e parole a ciò che stavano provando? Avranno trovato qualcuno disposto ad ascoltarli e a rassicurarli?

Oppure avranno fatto finta di niente, per non preoccupare genitori che vedevano già provati da tanti pensieri?

Da queste considerazioni è scaturita l’idea di creare il “diario di un viaggio … tra quattro mura”.

Un percorso che ha lo scopo di fornire ai bambini un’occasione per parlare delle emozioni da cui sono stati attraversati o che ancora li attraversano, di nominarle, di riconoscerle, di condividerle, di essere rassicurati.

Stati d’animo sia negativi sia positivi, perché le EMOZIONI sono tutte importanti, belle o meno belle che siano. Tutte devono essere accolte, onorate e riconosciute, perché fanno parte di noi e ci aiutano a diventare grandi.

 

Scarica qui gratuitamente il pdf stampabile “diario di un viaggio … tra quattro mura”.

scarica

 

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I diritti dei bambini: il diritto alle emozioni

Perché è fondamentale costruire percorsi dedicati alle emozioni con lo scopo di avvicinare i bambini alla consapevolezza del sé

L’articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, parla del diritto all’ascolto delle opinioni del minore. Se tale diritto deve essere tutelato nelle procedure giudiziarie, ancora più importante diventa la pratica quotidiana dell’ascolto in tutti gli ambiti di vita del bambino.

 

Come prende forma questo “ascolto” nella pratica didattica?

IL BAMBINO È FATTO DI EMOZIONI. Attraverso di esse manifesta il proprio sé, la propria gioia, la propria sofferenza, il proprio interesse. Sono emozioni cui spesso non sa dare un nome e che possono impaurirlo o confonderlo. Il bambino non possiede il lessico adatto a circoscrivere uno stato d’animo e non ha la capacità di identificarlo o di condividerlo, poiché si tratta di capacità che devono essere educate e di cui spesso sono carenti anche gli adulti che lo affiancano nella crescita.

Dunque, è fondamentale per noi insegnanti costruire PERCORSI DEDICATI ALLE EMOZIONI.  Tali percorsi hanno lo scopo di avvicinare i bambini alla consapevolezza del sé, portandoli contemporaneamente alla scoperta di una parte fondamentale della vita, una parte che può condizionarne il corso.

Quali sono i vantaggi di una didattica che tiene conto delle emozioni del bambino?

Di fronte ad una società che ci consegna alunni sempre più fragili e complessi dal punto di vista emotivo, la scelta di una DIDATTICA che faccia leva sulle EMOZIONI diventa vantaggiosa poiché permette al bambino di “vivere” le emozioni riconoscendole e, se necessario, controllandole. Inoltre, ci mette a disposizione informazioni preziose sia per entrare nel “suo” stato d’animo, aiutandoci a comprenderlo, sia per trovare strategie idonee a portarlo emozionalmente con noi, nel viaggio alla scoperta del sapere.

Le emozioni si riflettono sulla qualità dell’apprendimento degli alunni. L’intelligenza e l’apprendimento funzionano al meglio quando si è felici.

Chi di noi non ha mai avuto nelle proprie classi casi di bambini in cui l’ansia, la paura, la rabbia o depressione hanno interferito pesantemente con le capacità di apprendimento?

Come fa un bambino ad aprirsi alla scuola quando le emozioni negative, che non sa dominare né riconoscere, lo rinchiudono in una bolla di sofferenza?

Ciò che si apprende emozionandosi, lascia una traccia profonda. Se ciascuno di noi ripensa al proprio percorso scolastico ne avrà la conferma.

In che cosa si sostanzia dunque l’approccio didattico-emozionale proposto nel sussidiario dei linguaggi “Il cerchio dei lettori”?

È un approccio che ho sperimentato con gli alunni e con i genitori e che si basa su alcune riflessioni:

    • Le emozioni non sono positive né negative. Fanno parte della vita, bisogna riconoscerle e goderne.
    • L’emozione non e’ quasi mai controllabile e dunque non va sanzionata.
    • Esiste il “diritto” alle emozioni: si può piangere, ci si può arrabbiare, si può ridere quando non è il momento.
    • Portare le emozioni alla superficie e onorarle è il minimo che si possa fare.
    • Trasformare le emozioni in parole, tante, pertinenti o creative, tradurle in immagini, espressioni del corpo, attività giocose…
    • Accettare le emozioni per imparare a gestirle, provocazioni comprese.
    • Condividere le emozioni per solidarizzare ed empatizzare: tutte le persone che incontri stanno provando un’emozione!
    • Accenderle durante l’apprendimento: solo ciò che provoca un’emozione lascia una traccia e stimola a saperne di più, secondo l’equazione

 

Mi emoziono-IMPARO

 > l’emozione di apprendo con gioia

 

Mi emoziono-TRASMETTO

 > l’emozione di insegnare con gioia

 

Nel testo IL CERCHIO DEI LETTORI sussidiario delle letture di cui sono autrice, le emozioni hanno un posto speciale in ogni pagina.

Lo strumento che ho scelto per lavorare sulle emozioni con i bambini è l’attività in circle time denominata “IL POTERE DEL CERCHIO” da cui deriva il titolo del corso di letture. La proposta  si articola in due sezioni:

 

  1. IL CERCHIO DELLE EMOZIONI
    Tutto ciò che il Potere del Mondo fa, lo fa in cerchio. Il cielo è rotondo e ho sentito dire che la terra è rotonda come una palla, e che così sono le stelle. Il vento quando è più potente, gira in turbini. Gli uccelli fanno i loro nidi circolari, perchè la loro religione è la stessa della nostra. Il sole sorge e tramonta sempre in circolo. La luna fa lo stesso, e tutt’e due sono rotondi. Perfino le stagioni formano un grande cerchio, nel loro mutamento, e sempre ritornano al punto di prima. Le nostre tende erano rotonde, come i nidi degli uccelli e inoltre erano sempre disposte in cerchio, il cerchio della narrazione, un nido di molti nidi, dove il Grande Spirito voleva che noi covassimo i nostri piccoli. (Alce Nero da “Il Grande Spirito parla al nostro cuore)

    Le parole di Alce Nero, vecchio stregone del popolo degli indiani Sioux, danno avvio alla sezione nella quale i bambini sperimentano i poteri speciali che l’attività in cerchio attribuisce a chi ne fa parte:

    • il valore della parola;
    • la libertà di essere se stessi;
    • la condivisione;
    • l’attesa;
    • il rispetto delle differenze;
    • l’impegno.

    È dunque, una volta fatte proprie le regole che la disciplinano, i bambini, attraverso proposte semplici e mirate, vengono guidati ad applicarne il potere per parlare di emozioni. La sofferenza, l’eccitazione, l’ansia, la paura, il sollievo, la tristezza, la gioia, la vergogna, la prepotenza, il coraggio… diventano così l’argomento intorno al quale mettersi in gioco.
    Alla fine, grazie al POTERE DEL GRUPPO, possono concorrere alla produzione di un compito autentico per rendere “spendibile”, cioè trasformare in comportamenti, le conclusioni cui sono giunti.
    E poi l’immancabile tocco di divertimento creativo, la realizzazione delle SOLUZIONI UTILI PER TUTTI: il diario della felicità, l’addetto alle lacrime, il cambia-veloce, gli occhiali buffi e molte altre proposte da costruire, da indossare, da regalare …

  2. IL CERCHIO DELLE PAROLE
    Ne IL CERCHIO DELLE PAROLE, sempre utilizzando la metodica legata al POTERE DEL CERCHIO, gli alunni vengono coinvolti in discussioni che hanno come fulcro  le emozioni e le reazioni legate ai vocaboli che  fanno parte del vocabolario di un cittadino in formazione: rispetto, gentilezza, uguaglianza, diversità, collaborazione, responsabilità, diritti e doveri …
    Alla fine, nell’attività “PER FARE GRUPPO”, trovano la proposta  di un compito autentico che li guida a  trasformare le parole nei fatti e negli atteggiamenti del “cittadino responsabile”
    Chiude la sezione l’indicazione di una festa attinente all’argomento e al percorso di riflessione effettuato.

 

E per quanto riguarda la lettura? Dove sono le EMOZIONI?

La lettura è il veicolo principe per trasmettere EMOZIONI e nel testo le troviamo:

Nelle aperture delle sezioni, dove il bambino legge “gratis”, limitandosi a godere dell’emozione che il testo gli suscita, misurandone l’intensità grazie al TERMOMETRO del LETTORE;

Nelle letture che incontra man mano, all’interno delle quali identifica emozioni che fungono da detonatore per attivare il POTERE DEL CERCHIO

Nelle letture che offrono situazioni emozionali che le attività contenute nei box “Le mie esperienze”Le mie opinioni” aiutano ad esprimere

Nella chiusura di ogni sezione, dedicata al DIVERTIMENTO. Proposte strutturate perché il lettore in formazione possa associare alla lettura l’emozione del DIVERTIMENTO, creando un link che lo spinga a continuare a scegliere la lettura come fonte di emozioni e di gioia.

Consiglio: A proposito di emozioni, consiglio la lettura del libro “Intelligenza emotiva” dello psicologo e giornalista nordamericano Daniel Goleman, attraverso il quale si può scoprire l’enorme potere che le emozioni hanno sulla nostra persona, sulla motivazione personale,  sulla capacità di entrare in connessione con gli altri, di vivere in equilibrio ed armonia.

 

“Il centro dell’intelligenza non sta nel cervello, ma in fondo al cuore”. (V. Barbaro)

 

Scopri la Didattica delle emozioni nel nuovo Sussidiario Il Cerchio dei Lettori

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