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Tag: educazione civica

Dialoghi in Agenda: guardare le stelle

Da sempre l’uomo è attratto dal cielo stellato, dall’infinito, dal mistero che è la volta celeste e tutti i suoi pianeti. Il cielo ha ispirato tantissimi poeti, scrittori, artisti e musicisti famosi, anch’essi attratti da quel fascino dell’ignoto: Leopardi, Debussy, Van Gogh, e ovviamente Giovanni Pascoli, con la poesia 10 Agosto, dedicata proprio alla notte delle stelle cadenti.

Oggi ti portiamo in un Osservatorio Astronomico per cercare di svelare alcuni di quei segreti che da sempre hanno affascinato l’umanità con il Podcast Dialoghi in Agenda. Quale occasione migliore per alzare lo sguardo al cielo… ed esprimere un desiderio?

Ascolta l’episodio!
Diego e Gaia partecipano, su consiglio di un amico di Diego, a un’osservazione notturna guidata dall’esperto Davide Ballerini, presidente dell’Associazione Marchigiana Astrofili, presso un Osservatorio Astronomico.


Dialoghi in Agenda e l’Alternativa in Agenda
Dialoghi in Agenda
è un progetto podcast che tratta i temi dell’Agenda 2030, della sostenibilità ambientale e dell’adolescenza attraverso la forma dialogica, per alzare gli occhi dalla scuola al mondo! Il progetto si lega a l’Alternativa in Agenda, il primo testo pensato per studentesse e studenti della Scuola Secondaria di primo grado per l’Alternativa alla Religione Cattolica. Un volume unico per i tre anni scolastici, a cura di Francesca Lombardo e Daniela Gagliardini, che offre percorsi multidisciplinari relativi ai temi dell’Agenda 2030 e dell’Educazione civica.

Dialoghi in Agenda: microplastiche e biologia marina

Per questo luglio, in occasione anche della Giornata del mar Mediterraneo, ti proponiamo due puntate del Podcast Dialoghi in Agenda dedicati al tema del mare e della sua salvaguardia. Spunti di riflessione per adulti e ragazzi, per imparare a proteggere questo straordinario ecosistema e tutte le creature che lo abitano: oggi parliamo di microplatiche e di biologia marina.
Buon ascolto… tra le onde!

SCOPRI GLI EPISODI
Episodio 3 – A caccia di microplastiche
Diego, Gaia e i loro compagni di classe partecipano a un’iniziativa di Legambiente per la pulizia delle spiagge; conoscono così la volontaria Astra Piccinini, che racconta loro la sua ricerca scientifica nel campo delle microplastiche.


Episodio 4 – Passione Mare
In questo episodio Gaia e Diego, insieme ai loro compagni di classe, incontrano la biologa marina Chiara Franco, che racconta il suo impegno per la salvaguardia della vita marina negli Oceani di tutto il mondo.


Dialoghi in Agenda e l’Alternativa in Agenda
Dialoghi in Agenda
è un progetto podcast che tratta i temi dell’Agenda 2030, della sostenibilità ambientale e dell’adolescenza attraverso la forma dialogica, per alzare gli occhi dalla scuola al mondo! Il progetto si lega a l’Alternativa in Agenda, il primo testo pensato per studentesse e studenti della Scuola Secondaria di primo grado per l’Alternativa alla Religione Cattolica. Un volume unico per i tre anni scolastici, a cura di Francesca Lombardo e Daniela Gagliardini, che offre percorsi multidisciplinari relativi ai temi dell’Agenda 2030 e dell’Educazione civica.

Dialoghi in Agenda: Yoga & Mindfulness

Lo Yoga: una pratica utile sia a casa che a scuola. In occasione della Giornata Internazionale dello Yoga del 21 giugno, ti proponiamo una puntata del podcast “Dialoghi in Agenda”, dove l’esperta Costanza Benvenuti parlerà dell’importanza della respirazione e del riconoscimento delle proprie emozioni attraverso la pratica dello Yoga.

Pensate a quando siete in preda a emozioni come tristezza, ansia o rabbia… Ecco. Immaginate di riuscire a non farvi travolgere e, anzi, a liberarvene solo attraverso la respirazione. E poi, pensate di sapere come stare con gli altri senza dovervi preoccupare di chi è più bravo nel fare le cose. Nello Yoga non c’è mai competizione: c’è solo la bellezza di stare insieme e, solo se abbiamo voglia, di condividere qualche cosa di noi.”

LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLO YOGA 
Le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata Internazionale dello Yoga per il 21 giugno (anche giornata della musica e primo giorno dell’estate!) per celebrare questa importante disciplina, preziosa per il benessere fisico e mentale. Nato in India, lo yoga è oggi praticato in tutto il mondo, offrendo alle persone di ogni fede ed estrazione sociale gli strumenti di cui necessitano per accrescere ed equilibrare il loro benessere fisico, spirituale e mentale. 

DIALOGHI IN AGENDA: DALLA SCUOLA AL MONDO 
In ognuno dei 18 episodi della serie Gaia e Diego, amici e compagni di classe, incontrano esperti ed esperte pronti a rispondere alle loro curiosità e domande sui grandi temi affrontati ogni giorno tra i banchi: la questione climatica, le scelte dell’adolescenza, gli obiettivi dell’Agenda 2030, le professioni del futuro… per alzare gli occhi dalla scuola al mondo! 
 
Ascolta in anteprima l’episodio “Missione: stare bene insieme!”: durante un’innovativa lezione di educazione fisica, Gaia e Diego, con la guida di Costanza Benvenuti, sperimentano i benefici dello Yoga Educativo, scoprendo l’importanza del respiro e della consapevolezza delle proprie emozioni per affrontare le sfide con calma e concentrazione.

L’ALTERNATIVA IN AGENDA 
Si tratta del primo testo pensato per studentesse e studenti della Scuola Secondaria di primo grado per l’Alternativa alla Religione Cattolica. Un volume unico per i tre anni scolastici, a cura di Francesca Lombardo e Daniela Gagliardini, che offre percorsi multidisciplinari relativi ai temi dell’Agenda 2030 e dell’Educazione civica, ma anche un valido supporto per sviluppare le life skills e sostenere le sfide quotidiane che ogni preadolescente si trova ad affrontare.

Dialoghi in Agenda: il podcast per la rivoluzione green

Come affrontare con ragazze e ragazzi i temi della sostenibilità ambientale? Oggi ti portiamo alla scoperta dell’Amazzonia, polmone verde del Pianeta, attraverso le parole dell’esperta Ingrid Stanford Dias, con il nuovo podcast “Dialoghi in Agenda”, ideato per accompagnare il progetto editoriale “L’Alternativa in Agenda” di Raffaello Scuola.

LA GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE
Istituita nel 1972 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la Giornata Mondiale dell’Ambiente viene celebrata ogni anno il 5 giugno a partire dal 1974 con lo slogan “Only One Earth” (una sola Terra). L’obiettivo principale di questa giornata è quello di promuovere azioni globali per la tutela e la salvaguardia del nostro Pianeta, per preservare gli ambienti naturali e tutte le creature che li abitano.

IL PODCAST “DIALOGHI IN AGENDA: DALLA SCUOLA AL MONDO”
In occasione di questa ricorrenza speciale, ti presentiamo un Podcast pensato per la Scuola Secondaria di primo grado, un alleato prezioso per affrontare con i più giovani i temi dell’Agenda 2030 e piantare i primi semi della rivoluzione verde. Uno strumento nuovo e coinvolgente, che cattura l’attenzione con delle vere e proprie “pillole” di sostenibilità che sfruttano la forma dialogica per alleggerire la conversazione e mantenere alta l’attenzione.

In ognuno dei 18 episodi della serie Gaia e Diego, amici e compagni di classe, incontrano esperti ed esperte pronti a rispondere alle loro curiosità e domande sui grandi temi affrontati ogni giorno tra i banchi: la questione climatica, le scelte dell’adolescenza, gli obiettivi dell’Agenda 2030, le professioni del futuro… per alzare gli occhi dalla scuola al mondo!

Ascolta in anteprima il primo episodio “La natura è di tutti!” Gaia e Diego indagano sulla situazione della foresta amazzonica direttamente attraverso le parole dell’esperta Ingrid Stanford Dias.


L’ALTERNATIVA IN AGENDA
Si tratta del primo testo pensato per studentesse e studenti della Scuola Secondaria di primo grado per l’Alternativa alla Religione Cattolica. Un volume unico per i tre anni scolastici, a cura di Francesca Lombardo e Daniela Gagliardini, che offre percorsi multidisciplinari relativi ai temi dell’Agenda 2030 e dell’Educazione civica, ma anche un valido supporto per sviluppare le life skills e sostenere le sfide quotidiane che ogni preadolescente si trova ad affrontare.

Scopri il libro con il Booktrailer!

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Tre #GoodNews per la natura dall’Italia

Per la Giornata Mondiale dell’ambiente, storie da condividere in classe!

La Giornata mondiale della Terra, che si celebra il 22 aprile, è la più grande manifestazione attualmente istituita a favore dell’ambiente, il momento in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per festeggiare la Terra e promuovere la sua salvaguardia. Fortemente voluta dal senatore statunitense Gaylord Nelson e promossa ancor prima dal presidente John Fitzgerald Kennedy, oggi coinvolge ogni anno fino a un miliardo di per­sone in ben 192 Paesi.

Nata il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Come movimento universitario, nel tempo, la Giornata della Terra è divenuta un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.

Condividiamo tre buone notizie dall’italia sulla natura per celebrare questa giornata!

 

1. Il barbagianni sta tornando

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E lo fa nell’ambito di un progetto di reintroduzione voluto e ideato dal Cras – Centro Recupero Animali Selvatici di Bernezzo (CN) che ne prevede il ritorno e la diffusione dopo un periodo di relativa assenza dai territori della nostra penisola. Ma qual è la storia di questo elusivo e magnifico predatore notturno, dallo sguardo “civettato” – il termine ben illustra gli occhi del barbagianni, del resto comuni a molti predatori volatili come la civetta e il gufo, o a quattro zampe, il lupo per esempio – dal piumaggio bianco e dalla particolare forma a cuore del volto, fatto per risaltare nel buio della notte e nelle luci incerte del crepuscolo?

Fonte: Lifegate

 

2. Il Parco nazionale del Gran Paradiso ha salvato gli stambecchi

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71 mila ettari di terreno che si sviluppano su due regioni intorno al massiccio del Gran Paradiso, con i suoi 4mila metri di altezza: il Parco nazionale del Gran Paradiso è un territorio vastissimo e scarsamente antropizzato, dove al primo posto c’è da sempre la tutela delle specie che vivono al suo interno. Era l’ex riserva di caccia del re Vittorio Emanuele II ed è stato costituito parco nel dicembre del 1922.

Al momento della costituzione del parco lo stambecco era praticamente estinto, ne rimanevano solo poche centinaia di esemplari, mentre oggi tutto l’arco alpino è stato ripopolato a partire dagli esemplari presenti originariamente sul Gran Paradiso. La specie adesso è fuori pericolo, ma resta minacciata dai cambiamenti climatici
Fonte: Lifegate

 

3.  La ricomparsa del castoro in Italia è una buona notizia

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Il castoro non si vedeva in Italia da 500 anni ed è stato avvistato recentemente nei dintorni di Arezzo. La sua presenza aiuta a stabilizzare i corsi d’acqua e proteggere le zone umide.  La presenza del castoro viene rilevata in aree a elevata naturalità e poco impattate dall’azione dell’uomo, che mantengono un ambiente tale da consentirne la sopravvivenza e la riproduzione.

Il castoro è inserito tra le specie protette indicate dalla Direttiva comunitaria Habitat del Ministero dell’ambiente e della Sicurezza Energetica. Per questo il ritorno nell’Italia centrale del più grande roditore d’Europa segna sia un avanzamento della capacità di tutela di fauna e flora, sia il lento abbandono di una cultura predatoria nei confronti di piante e animali.

Era scomparso da secoli a causa dell’eccessivo sfruttamento per la pelliccia, la carne e l’olio prodotto dalle sue ghiandole, il castoreum, che l’animale mischia con l’urina e utilizza per rendere idrorepellente la pelliccia e per marcare il territorio: in realtà non sappiamo molto sulla distribuzione storica del castoro nell’Italia centrale e meridionale, né delle cause che hanno portato la specie all’estinzione. Presumiamo che le principali siano quelle appena menzionate, le stesse che ne hanno causato il declino e l’estinzione in altre aree d’Europa”, dice Andrea Monaco, zoologo di Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale).
Fonte: Wired/Rivista Natura

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Il valore dell’educazione in natura

10 attività secondo il Metodo Montessori

Del Metodo Montessori si parla molto, ma si dice poco del pensiero di Maria Montessori circa la natura.

Sapevate che già un secolo fa, sosteneva che i bambini trascorrevano troppo poco tempo a contatto con la natura?

Maria Montessori  aveva intuito il legame speciale che esiste tra infanzia e natura, evidenziandone le importanti potenzialità educative e sviluppandone l’applicazione fino al percorso educativo adolescenziale.

Nei suoi scritti, Maria Montessori si sofferma molto sul forte divario che separa la vita naturale e quella sociale dell’uomo civilizzato e soprattutto su quanto questo aspetto condizioni in modo rilevante lo sviluppo infantile e non solo.

Nel capitolo “La natura nell’educazione” contenuto ne “La scoperta del bambino”, scrive:

Nel nostro tempo e nell’ambiente civile della nostra società, i bambini… vivono molto lontani dalla natura ed hanno poche occasioni di entrare in intimo contatto con essa o di averne diretta esperienza”.

Invece, afferma la Montessori, bambine e bambini hanno bisogno di vivere naturalmente, di “vivere” la natura e non soltanto di conoscerla, studiandola o ammirandola.

E non basta introdurre l’igiene infantile, l’educazione fisica, una maggiore esposizione dei bambini e delle bambine all’aria libera, perché “Il fatto più importante risiede proprio nel liberare possibilmente il fanciullo dai legami che lo isolano nella vita artificiale creata dalla convivenza cittadina”.

Ci sono ancora troppi pregiudizi, su tale argomento, perché tutti ci siamo fatti volontariamente prigionieri, e abbiamo finito con l’amare la nostra prigione e trasmetterla ai nostri figlioli. La natura si è a poco a poco ristretta, nella nostra concezione, ai fiorellini che vegetano, e agli animali domestici utili per la nostra nutrizione, pei nostri lavori, o per la nostra difesa. Con ciò anche l’anima nostra si è rattrappita…”.

E prosegue: “La natura, in verità, fa paura alla maggior parte della gente. Si temono l’aria e il sole come nemici mortali. Si teme la brina notturna come un serpente nascosto tra la vegetazione. Si teme la pioggia quasi quanto l’incendio”.

Maria Montessori aveva avuto modo di osservare i bambini e le bambine giocare all’aperto nei giardini froebeliani. Immediatamente si era accorta del loro legame magico con la natura.

Nei giardini froebeliani (idea che poi la Montessori condividerà e porterà nelle sue Case dei bambini), potevano sperimentare in modo diretto il ciclo di vita delle piante, realizzando dei veri e propri orti e, quando possibile, allevando piccoli animali da cortile. Nelle strutture senza spazi adeguati ci si muniva di vasi.

Montessori spiega così che l’educazione nella scuola deve dare al bambino “motivi di attività, e insieme conoscenze che lo interessino” perché “il bambino, che è il più grande osservatore spontaneo della natura, ha indubbiamente bisogno di avere a sua disposizione un materiale su cui agire”.

Gli educatori e le educatrici devono prestare attenzione a non portare i pregiudizi degli adulti anche nelle attività da svolgere in mezzo alla natura. “Ci siamo fatti un’idea troppo simbolica dei fiori: e ci adoperiamo più ad adattare l’attività dei bambini alle nostre idee, che a seguire il bimbo per interpretare i suoi veri gusti e bisogni… Essi desiderano compiere grandi lavori, e mettere in diretto rapporto la loro attività con i prodotti della natura… I bambini sono profondamente contenti di agire, di conoscere, di esplorare, anche indipendentemente dalla bellezza esteriore”.

Parlando di educazione nell’adolescenza, la natura secondo Maria Montessori è fondamentale nel percorso di preparazione ad una vita adulta partecipata e responsabile. Qualsiasi progetto educativo dovrebbe, secondo la pedagogista, coinvolgere l’ambiente naturale in quanto elemento di crescita soprattutto per i valori che la natura trasmette.

Educazione ambientale non significa solo insegnare nozioni sulla natura e sulla salvaguardia dell’ambiente, ma suscitare l’interesse delle ragazze e dei ragazzi verso l’ambiente, fare cioè in modo che si sentano parte di un macrocosmo vivo e pulsante.

Introdurre la natura nell’educazione non deve servire quindi solo a studiarla: l’educazione deve far “vivere la natura” per alimentarne il “sentimento”, al fine di acquisire sin dall’infanzia una coscienza “cosmica” che porti poi, naturalmente, l’individuo adolescente a partecipare attivamente e fattivamente alla vita sociale. Così sarà in grado di contribuire da adulto, alla “elevazione” dell’intera società umana.

Prendersi cura degli animali e delle piante, secondo Maria Montessori, è fonte di grande soddisfazione: sapere che qualcuno ha bisogno di loro e che il loro lavoro produce la vita è un forte incentivo alla responsabilizzazione ma anche allo sviluppo emotivo, alla capacità di immaginare e controllare le emozioni.

L’educazione ambientale è una piccola parte di quella che sarà l’educazione cosmica teorizzata da Maria Montessori. Si può imparare molto dalla natura: la pazienza, la curiosità, i legami tra le cose.

Quali sono le attività più semplici e accattivanti da far svolgere in contesto naturale a bambini e bambine?

Le possibili attività da svolgere nell’ambiente naturale sono numerose e diversificate e possono rientrare all’interno della categoria delle attività di “vita pratica” suggerite dall’approccio montessoriano. 

Passeggiare nel bosco, creare con gli elementi della natura, servirsi di elementi naturali per studiarne le forme e i colori, costruire un terrarium, dipingere con piccoli rametti, arrampicarsi sugli alberi, sono solo alcune delle esperienze che bambine e bambini possono sperimentare in natura.

Di seguito abbiamo raccolto alcune delle attività, ispirate alla pedagogia montessoriana, per educare alla bellezza della natura e scoprirne la magia.

  1. LA MATEMATICA CHE PUOI VEDERE
    Imparare ad osservare la natura in numeri e forme è molto stimolante: si possono contare i petali dei fiori, il numero delle spirali di un girasole, il numero dei semi di una pigna, che potrà poi essere utilizzata per fare le sottrazioni o le addizioni; infine si può individuare la spirale logaritmica in natura (in una conchiglia, nella forma di un uragano e in quella delle galassie…) e scoprire che tutto è magicamente collegato.
  1. LA CACCIA DEI COLORI
    Dopo aver preparato una scheda con alcuni colori, consegnatela ai bambini e alle bambine con un compito speciale: andare a caccia di elementi naturali del colore corrispondente per una caccia al tesoro dedicata alle sfumature del mondo!
  1. IL NOSTRO ORTO
     Vita pratica? Tra le attività più puramente pratiche per raggiungere l’indipendenza il giardinaggio è tra quelle più affascinanti, divertenti ed educative. Creare un piccolo orto da coltivare e curare insieme è un’attività che permette di scoprire molto sui cicli della vita. Piantare semi, vederli germogliare e occuparsene è una grande emozione!
  1. SPERIMENTARE CON L’ACQUA
    Travasi, acqua che scorre, imbuti, cucchiai e bacinelle: i bimbi scoprono il mondo anche giocando con l’acqua, elemento base della vit.
  1. ARRAMPICARSI SUGLI ALBERI
    Ottima per lo sviluppo muscolare e stimolare l’equilibrio. Da fare: accantonare l’apprensione e favorire la fiducia, lasciando bambini e bambine libere di misurarsi con le proprie abilità e con i propri limiti.
  1. RAMOSCELLI PER DIPINGERE
    Si possono creare dei pennelli molto divertenti, con piccoli rami sottili o aghi di pino da legare bene intorno a rametti più rigidi. Quante tipologie di pennello! Quanti effetti diversi da creare! Spazio alla fantasia e all’intuizione.
  1. LA CACCIA AL TESORO CON LE PAROLE
    Niente di meglio di una passeggiata in natura per allenare il linguaggio, la capacità narrativa, il vocabolario e l’espressività: descrivete quello che si osserva, raccontate la storia degli alberi che incontrate, oppure una divertente caccia al tesoro di parole (provate a trovare un determinato fiore, una pianta, un sasso, una foglia…).
  1. IL MEMORY DELLA NATURA
    Munirsi di scatoline con coperchio e raccogliere coppie di piccoli elementi naturali uguali. Dopo aver osservato, si chiudono le scatoline e inizia il gioco! Vince chi accoppia più elementi uguali. Questo gioco aiuta i bambini a sviluppare la capacità di osservazione, di memoria e di riconoscimento.
  1. DISEGNARE CON LA NATURA
    Prima si parte in missione per raccogliere tanti elementi della natura, poi si utilizzano per creare persone, animali, volti o altre figure fantasiose, per favorire l’immaginazione e divertirsi a creare con ciò che la natura ci offre.
  1. LE BOTTIGLIE SENSORIALI
    La missione questa volta sarà raccogliere rametti di piante diverse e inserirli in bottiglie e riempite d’acqua insieme a glitter colorati. Questo lavoro insegna a riconoscere le diverse piante divertendosi poi a scuotere le bottiglie per vedere lo scintillio del glitter intorno ai rametti.
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Educazione civica come educazione alla libertà

Rendere viva la Costituzione italiana e formare persone libere

L’educazione civica dovrebbe avere come centro, come cuore, la Costituzione Italiana.

Nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale per opera delle madri e dei padri costituenti, la Carta  si basa sulla partecipazione libera e consapevole dei cittadini alla vita del Paese e prescrive come sia compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscano tale partecipazione. Uno di questi ostacoli è, con tutta evidenza, la poca o nulla conoscenza della Costituzione stessa in cui vi appunto sono espressi, con chiarezza e con un linguaggio accessibile a tutti, i diritti e i doveri di ciascuno di noi.

Ragazzi e ragazze dovrebbero avere una doppia dimestichezza con la Costituzione: sapere quali sono i principi fondamentali su cui essa si basa e attuare quelle azioni che permettano di metterla in pratica. Se l’insegnamento teorico dell’educazione civica è importante per essere davvero cittadini italiani e non solo ospiti inconsapevoli del territorio, senza azioni concrete esso diventa un mero esercizio scolastico, concluso da una valutazione finale analoga a quella che potrebbe meritare un esercizio di grammatica o un test di aritmetica.

L’apprendimento delle azioni concrete avviene, durante tutta l’età evolutiva e forse anche oltre, specialmente per mezzo dell’esempio.

Si può affermare senza cadere nella retorica che l’insegnante incarna, con il proprio comportamento, i principi costituzionali. Se i suoi atti contraddicono le sue parole, queste ultime risultano vuote di reale significato. Creare un ambiente senza disuguaglianze, fare in modo che siano rimossi gli ostacoli che impediscono agli allievi di partecipare pienamente alla vita scolastica significa applicare i valori espressi nella Carta.

Se la libertà personale rappresenta il valore irrinunciabile di una democrazia, essa dovrebbe essere anche il fondamento della scuola. La libertà non si può insegnare a persone che non sono in grado di pensare con la propria testa, di accedere a un’informazione corretta, di esprimere le proprie idee, di rincorrere quei sogni, quei desideri, quelle speranze che rendono la vita degna di essere vissuta. Inoltre, non è certo libero l’allievo cui non sia concesso di valorizzare i talenti dei quali è dotato, talenti che non sempre corrispondono agli standard stabiliti dal programma. E, nonostante la Costituzione affermi nell’articolo 33 che “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi” non è certo libero quell’insegnante che antepone programmi, aspettative, risultati all’unicità di ciascun allievo.

In un ambiente scolastico e in un Paese ideali, esercitare la propria libertà e, nello stesso tempo, riconoscere la libertà altrui significa evitare qualsiasi forma di prevaricazione. Non è perciò abbastanza corretto affermare che “la mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro”, ma è meglio essere consapevoli che siamo liberi se sono liberi anche gli altri: in una galera il carceriere, pur potendo comandare e sottomettere, non è meno prigioniero del carcerato. Per fare un esempio molto semplice, in genere un allievo, per andare in bagno, deve chiedere il permesso all’insegnante. Da studentessa prima e da docente, in seguito, ho sempre ritenuto umiliante questa prassi, umiliante per ambedue i soggetti. Un allievo dovrebbe andare in bagno senza chiedere il permesso, ma rispettando un paio di regole: uscire uno alla volta, attendere la fine di una spiegazione importante, a meno che non ci sia un’urgenza. Sembra una sciocchezza, ma è anche su questo che si basa la quotidianità della comunità scolastica. È necessario, perciò, scardinare tutti quei pregiudizi e convenzioni, che, nell’ambito della scuola, imprigionano parimenti allievi e docenti e limitano di fatto la libertà personale.

Del resto, l’educazione civica mira a formare cittadini non sudditi. E un/una insegnante, che antepone le regole burocratiche all’allievo e al proprio lavoro educativo e didattico, non può formare cittadini consapevoli.

A volte, nella scuola, si perpetuano delle abitudini su cui non si riflette. Una tradizione ha un valore in quanto storia, non perché debba essere immutabile.

L’educazione civica come esempio è perciò la conditio sine qua non per rendere viva la Costituzione e per formare persone libere. La libertà favorisce l’azione creativa e rende responsabili. Gli esecutori di ordini, coloro che credono di non avere scelta, sono privi di qualsiasi senso di responsabilità.

La libertà diventa un argomento scivoloso al pari di quello che tratta dei diritti e dei doveri quando il punto di partenza siamo noi: noi desideriamo la nostra libertà, vogliamo che siano riconosciuti i nostri diritti personali o di categoria e, in genere, ci diamo da fare per questo.  Cambiando il punto di vista, se tutti invece ci dessimo da fare per la libertà altrui, per i diritti altrui? Se avessimo solo dei doveri? Lo affermò con estrema lucidità la filosofa Simone Weil che, ne La prima radice (edizioni SE) scrisse: Non ha senso dire che gli uomini abbiano dei diritti e dei doveri a essi corrispondenti. (…) Un uomo, considerato di per se stesso, ha solo dei doveri, fra i quali si trovano certi doveri verso se stesso. Gli altri, considerati dal suo punto di vista, hanno solo dei diritti. A sua volta egli ha dei diritti quando è considerato dal punto di vista degli altri, che si riconoscono degli obblighi verso di lui.

È pur vero che un simile modo di considerare l’altro sembra appartenere a un mondo ideale, a un’utopia, ma spesso è l’idea che dà forma al pensiero e che guida l’azione. Mi sembra si possa almeno tentare di realizzare quelle visioni che potrebbero migliorare il mondo, invece di rassegnarsi a una piatta consuetudine. La rivoluzione fatta a suon di forconi finisce spesso nel modo descritto da Orwell ne La fattoria degli animali oppure così come afferma il motto del Gattopardo: cambiare tutto per non cambiare niente.

La rivoluzione delle idee (da non confondere con le ideologie!), che favorisce un mutamento di prospettiva, ha una potenza secolare se non millenaria. Basti pensare a come, dopo la diffusione dei Vangeli, cambiarono i rapporti umani e la concezione del bene e del male. Quindi possiamo accontentarci di propinare agli allievi un certo numero di ore di “educazione civica” con tanto di programma e di verifiche, con l’illusione di aver fatto il nostro dovere e di aver meritato lo stipendio a fine mese, oppure possiamo crederci davvero e rendere l’educazione civica un’iniziazione a una vita migliore.

L’educazione civica dovrebbe condurci alla pratica di idee nuove, oppure di idee che tanto nuove non sono, ma che non abbiamo mai applicato del tutto o in parte, così come risultano inapplicati o applicati solo in parte alcuni principi costituzionali. È evidente che c’è ancora molta strada da fare per realizzare le idee che ispirarono le madri e i padri costituenti. Alcune sono rimaste fisse sulla Carta, ma non sono state attuate, tanto che, ancora ai giorni nostri, si rende necessario, per esempio, trovare dei modi per rendere effettiva la parità fra i sessi, oppure per assicurare un’autentica libertà di stampa.

Quest’ultima necessità è tanto più urgente quanto più le nuove tecnologie, pur assicurando da un lato una diffusione vastissima delle notizie e la conoscenza di ciò che accade nelle zone più sperdute del pianeta, dall’altro propinano un’informazione drogata dalle cosiddette fake news e comportano un controllo capillare sulle persone. Bene ha fatto quindi il legislatore nell’introdurre il tema nell’educazione civica, perché i giovani (e non solo), anche se sono abilissimi nell’uso dello strumento tecnologico, non sempre possiedono gli strumenti mentali per discernere, comprendere, discriminare. E il problema diventa maggiore in quanto neppure i docenti sono in grado di verificare l’autenticità di alcune informazioni che sono scelte in base agli interessi e anche ai pregiudizi di chi le cerca.

Un altro tema, fondamentale per la qualità della vita e perfino per la nostra sopravvivenza, è la protezione dell’ambiente. L’8 febbraio 2022 la Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge di riforma costituzionale sulla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, integrando l’articolo 9 della Costituzione che determina la protezione del paesaggio. Inoltre, è stato riformato anche l’articolo 41, in cui si ribadisce che la libera iniziativa economica non deve recare danno alla salute e all’ambiente. Come ho già affermato, l’insegnamento dell’educazione civica passa in prevalenza attraverso l’esempio e l’azione. Non è sufficiente spiegare agli allievi che il territorio deve essere protetto, ma bisogna attuare comportamenti e progetti per cambiare il modo di rapportarsi con i luoghi dove si vive. In questo caso, il luogo principale è la scuola con suoi annessi.

Qui avvengono spesso sprechi di materiale, di acqua, di carta, di energia che sono diventati una brutta abitudine e, come tutte le abitudini, una consuetudine invisibile. Dal cibo buttato nelle mense scolastiche alla carta utilizzata per qualche scarabocchio, dai rubinetti lasciati aperti nei bagni ai cestini colmi di materiali eterogenei, dalle luci dimenticate accese nelle aule vuote alla ridondanza delle fotocopie, dal verde violato, strappato, deperito nei giardini (quando ci sono) alle colonne di auto con il motore acceso che si forma all’uscita e all’entrata delle scuole: da tutto questo possono costituirsi progetti di miglioramento, di sensibilizzazione e di protezione che rappresentano un percorso attivo di educazione civica.

Non si tratta, quindi, di sottrarre ore alle altre discipline per inventarsi una nuova materia, ma di fare meglio e con più consapevolezza ciò che già si intraprende in molte scuole in modo estemporaneo e in base alla buona volontà dei singoli insegnanti. Ora tutto il corpo docente è chiamato a educare se stesso e gli allievi a una cittadinanza libera, partecipata, informata. Mi sembra sia questo il discrimine introdotto dalla legge 92 del 2019 e dalle linee guida del decreto 35 del 2020: l’educazione civica non è più un complemento delle altre discipline, ma un’azione discussa e programmata insieme per formare cittadini responsabili che abbiano compreso e maturato i valori della legalità, della solidarietà e della partecipazione democratica.

Gli insegnanti hanno spesso l’impressione di fare le nozze con i fichi secchi, così come recita il detto popolare. La scuola è caricata di un sempre maggior numero di incombenze e di responsabilità, spesso deve sostituirsi a una famiglia assente o insicura. La società diventa più complessa, aumentano i problemi. Se gli attrezzi del mestiere di insegnante rimangono quasi primitivi, se gli ambienti scolastici, gli spazi, i sussidi si riducono a causa dei tagli delle spese e del fatto che la scuola non è considerata un investimento per il futuro, ma un debito per il presente, ebbene, il lavoro diventa difficoltoso e ci si scoraggia. Una legge, per quanto efficace e lungimirante, senza adeguati finanziamenti rimane quasi lettera morta. La formazione dei docenti inoltre è quasi sempre teorica e burocratica: indica degli obiettivi, propone griglie e format di programmazione e di valutazione, ma non suggerisce quasi mai percorsi e azioni. 

Credo sia giunto il momento che i docenti prendano in mano la situazione da cittadini consapevoli esercitando la libertà di insegnamento prevista dalla Costituzione,  abbandonando la brutta abitudine di accettare che tutte le decisioni e le scelte siano fatte per loro da qualcun altro. Consapevoli di essere non i frammenti di un’istituzione gerarchica incollati a malapena insieme come un vaso rotto, ma un organismo di professionisti uniti da uno scopo nobile e fondamentale, un corpo i cui organi funzionano bene se stanno tutti bene.

Una rivoluzione delle idee può essere il fondamento di una scuola più fresca, libera, felice. Sì, felice perché, in fondo, lo scopo della democrazia dovrebbe essere quello di fondare una società mite, gioiosa, dove l’apprendimento nutra non solo il corpo avendo come finalità il successo lavorativo e personale, ma soprattutto lo spirito e dove l’accoglienza e l’uguaglianza siano tanto realizzate quanto divenga superfluo affermare che lo debbano essere.

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L’importante è che qualcuno MI VEDA

Internet e bambini: riflessioni di una maestra

Ho atteso qualche giorno prima di esprimere quello che provo e penso in relazione alla tragedia di Antonella, la bambina di Palermo, per rispetto, per angoscia, perché avevo bisogno di un momento di silenzio interiore per riflettere.

Insegno da molti anni e conosco i bambini. Ormai è diventato una specie di sesto senso. Li fiuto, sento le loro emozioni, le assorbo, le percepisco in una specie di osmosi.

I bambini sereni sono morbidi, hanno occhi morbidi e sorrisi naturali, si muovono con calma, accettano di perdere al gioco, non sgomitano per la fila, conversano, si arrabbiano, se è il caso, ma poi ritornano a sorridere quasi subito, non richiedono l’attenzione continua della maestra, se sbagliano si dispiacciono ma poi si correggono e riprendono a lavorare. I bambini sereni, qualunque sia il loro carattere, timidi, intraprendenti, grossolani o delicati, hanno intorno una nuvola dolce, come se fossero avvolti nei marshmallow.

E poi ci sono gli altri. I bambini complicati. Quelli si portano dietro un alone di fatica. Un po’ come Pig Pen dei Peanuts, lo ricordate? Pig Pen camminava avvolto da una nuvola di polvere che lo seguiva ovunque. Ebbene, questi sono i bambini che non riescono a stare fermi, che provocano, che litigano durante i giochi, che non accettano le sconfitte, che piangono di rabbia o che mascherano il loro dolore con atteggiamenti sfidanti, che cercano di attirare l’attenzione in tutti i modi. Bambini il più delle volte sofferenti, che confondono perché spesso presentano agli insegnanti una facciata spavalda e, se non stai attento, puoi cascare nella loro trappola. Che alla fine è quello che vogliono, perché se tu li redarguisci, vuol dire che li hai visti. Se ti hanno fatto perdere le staffe, hanno raggiunto il loro scopo: dimostrare che sono cattivi, che alla fin fine è il loro modo di difendersi.

Lungo la mia strada di maestra ne ho incontrati tanti di bambini, per questo ho sviluppato nel tempo la capacità di connetterli immediatamente con la tipologia di genitore o di situazione dalla quale provengono. È come un filo che vedo subito, la corrispondenza.

Situazioni di trascuratezza, o di iperprotezione – che alla fine sono due facce della stessa medaglia nel senso che creano danni entrambe – situazioni di attenzioni apparenti, di immaturità genitoriale, di ambizioni trasferite, di conflitti tra coniugi, di abbandono, situazioni di relazioni serene tra genitori conviventi o separati, situazioni armoniose, in cui “si prepara il bambino per il viaggio e non il viaggio per il bambino”.

In mezzo a tutto questo quadro così umanamente variegato, ahimè, si è innestata la tecnologia. Di conseguenza, laddove le situazioni familiari risultano “armoniche”, l’utilizzo della tecnologia riesce in qualche modo ad essere regolamentato e supervisionato, seppure a fatica. In tutte le altre, sfugge di mano.

Internet è un pericolo, ma la stragrande maggioranza dei giovani genitori non ne è consapevole. E così il cellulare, il computer diventano per i bambini un passatempo qualunque, un modo per riempire la solitudine, per intrattenere rapporti con comunità virtuali vicine e lontane. Un mondo che la pandemia ha dilatato enormemente. Capita (o capitava) a tutti di vedere al ristorante, sul treno, per strada bambini persi nei cellulari, e genitori contenti, perché così “stanno tranquilli”. Bambini seduti su panchine dei giardinetti che si sfidano con un gioco virtuale. Comunità che sfuggono al controllo, giovani youtuber che diventano modelli di comportamento, di linguaggio, di trasgressione.

Se poi questi viaggi nella realtà parallela si svolgono nella solitudine di una cameretta, allora perdono ogni confine, vale tutto e il contrario di tutto, l’importante è far parte di una comunità, l’importante è che qualcuno mi veda.

Tre S mi vengono in mente: solitudine, superficialità, sottovalutazione. Unite alla mancanza di regole. Perché non è scritto da nessuna parte che un bambino di 8 anni debba possedere un cellulare. E nemmeno di 10 o 11. E, se proprio deve averlo, non è prescritto dal medico che necessariamente debba connettersi a Internet.

I genitori darebbero la loro automobile da guidare al proprio bambino? Nessuno lo farebbe, a meno che non fosse impazzito.

È un mondo complicato e pieno di stimoli il nostro, frettoloso, competitivo, ansiogeno e stressante, ma i bambini non possono farci nulla. Loro non chiedono di venire al mondo, ma, una volta che ci sono, hanno diritto al tempo, all’attenzione, alla cura, alla protezione degli adulti. Hanno diritto al gioco creativo, a cucinare i biscotti, ad ascoltare una fiaba, a giocare a palla o a nascondino con amici in carne e ossa, hanno il diritto all’ascolto. Hanno diritto a delle regole, attraverso le quali strutturare la loro forza futura.

Nel mio nuovo libro sui diritti dei bambini, La leggerezza delle nuvole, c’è un racconto sul diritto all’ascolto che si intitola: “Il diritto di Emily”. Che non è altro che il diritto di Antonella e di tutti gli altri bambini che meritano di avere intorno adulti degni di questo nome.

 

Parleremo del rapporto tra i bambini e la tecnologia nel percorso di lezioni in diretta raccontate in classe da Luca Pagliari, giornalista e storyteller con il quale collaborerò per gli sviluppi didattici, utili a collocarle nell’ambito dell’educazione civica.

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